domenica 22 giugno 2008

Andiamo al cinema


Il problema estetico centrale di ogni critico di cinema, dilettante o professionista, è senza dubbio quello di individuare nel film in esame quei caratteri e quelle qualità che lo possono far ritenere “artistico”. Tuttavia, non sembra esistere, a tal riguardo, una vera e propria teoria per “giudicare un film”. Ed è tanto più difficile approdare ad una teoria se si pensa che il film è frutto di una collaborazione plurima, che solo il regista dotato di una spiccata personalità artistica riesce a raccordare e a guidare secondo una sua precisa idea e sensibilità. Diventa importante stabilire se la figura del regista s’inserisce in qualche corrente estetica recente. Oppure, se segue una linea propria. Inoltre, quali altri film possono aver influito o hanno punti in contatto con l’opera in esame? Pertanto, il metodo critico più opportuno, a mio avviso, è quello di guardare il film senza preoccuparsi di scoprire con quali mezzi è stato raggiunto un determinato effetto e, poi, provare ad indagare sull’orientamento critico-storico, importante per rispondere alle domande: Che posto occupa il film nel quadro delle opere precedenti? Ne continua la linea di sviluppo, o è un film a sé? E’ più impegnativo o meno rispetto agli altri? Passando all’analisi, vera e propria, bisognerà esaminare la struttura narrativa del film per determinare se le linee del racconto sono chiare e ordinate in principali e secondarie. Se c’è un conflitto e come è impostato. Se il racconto ha una sua coerenza logica. Se i personaggi sono ben delineati ed hanno, a loro volta, coerenza psicologica, dando un giudizio sul soggetto, sulla sceneggiatura, sull’uso del materiale plastico, del film. In sintesi, se la struttura risulta unitaria. Determinato ciò, si può procedere all’analisi del tema del film, individuando quali sono le idee che lo pervadono e in quale tema centrale si possono coordinare, dando una perfetta unità al film. Come si potrà esprimere il tema con una definizione completa, chiara e sintetica. Se il tema presenta la nota di una vera e sicura verosimiglianza e quella di una viva umanità. Una ulteriore analisi si dovrà eseguire sui mezzi filmici per individuare se esiste una vera coerenza con l’ispirazione tematica del film, vagliando: la scenografia, il costume, il trucco. La ripresa, vagliando: angolazione, campo, composizione del quadro, illuminazione, fotografia, colore. La recitazione, vagliando: scelta degli attori, adesione al personaggio. Il sonoro, vagliando: il dialogo, la musica, gli effetti sonori. Il montaggio, vagliando: il ritmo delle scene, delle sequenze di tutto il film. La regia, vagliando: se raggiunge sempre la coerenza stilistica propugnata. L’ultima valutazione da eseguire riguarderà l’estetica generale accertando se il film vi sembra riuscito, completamente, sul piano dell’arte. Quali sono, eventualmente, le sequenze migliori. Se il film raggiunge una sua unità ed armonia e ci offre un tema plausibile, tradotto con efficace coerenza dai mezzi filmici.
Proviamo! Forse smetteremo di assorbire film-cassetta, a meno che non vogliamo, per una volta, trascorrere due ore annullandoci.

giovedì 29 maggio 2008

La somatica e le sue implicazioni


Continuando il discorso fatto sul cibo, la vita…, non posso sottacere come la questione della determinazione del sesso del nascituro (che a monte presuppone semper un’alimentazione idonea) è appurabile, preventivamente e passivamente, come accennato nel precedente articolo, anche osservando i tratti somatici e l’atteggiamento che una coppia lascia, inevitabilmente, trasparire. Per capirsi meglio farò qualche esempio: un uomo con tratti somatici marcati, con una folta peluria sul corpo, con un timbro di voce grave, con la cintura nei pantaloni, ecc…, unito ad una donna puramente femminile, con curve armoniose, con gonna, con atteggiamenti e lineamenti femminili e, via dicendo, concepiranno, esclusivamente bambini di sesso maschile. Questo tipo di coppia, involontariamente, aiuterà gli spermatozoi maschili (notoriamente più deboli) nel concepimento. Di contro, un uomo con credenziali maschili poco riconosciuti (effeminato), senza peluria, con una cura eccessiva e parossistica del proprio corpo, che fa uso di profumi femminili, in coppia con una donna che abbia lineamenti marcati (mascolina), che ricorre all’uso dei pantaloni, imita gli uomini in molte attività, usa profumi maschili, prevarica, ordina dentro e fuori casa, involontariamente, daranno una chance agli spermatozoi femminili (notoriamente più forti) nel concepimento. Questi, testé descritti, sono i casi classici, naturalmente, l’innamoramento porta ad intrecci di coppia più complessi. Il principio è sempre lo stesso, bisognerà, durante l’osservazione, stabilire chi, all’interno della coppia prevale (e non si parla di disputa, ma di una prevalenza somatica che lascia trasparire quella sessuale). Provate! Divertitevi ad osservar le persone, iniziate dalle coppie che conoscete, magari, già con figli. Se cominciate a indovinare, da questi pochi indizi, entrerete in un mondo nuovo, quello dell’Osservazione.

sabato 17 maggio 2008

Il cibo, la vita ...


Quante volte abbiamo sentito o detto: siamo quello che mangiamo; chi non ama la tavola, non ama la vita.

Partendo da questo assunto si può argomentare che il cibo, soprattutto se sano, è tutto. E non riesco a spiegarmi chi, a tavola, non è una buona forchetta, se non con la propria personalità; ovvero: raramente ho trovato persone accomodanti, persone con relazioni sociali e affettive stabili, a tavola, risultano scrupolosi, attenti alla linea o epuloni, insomma non loro stessi. Questo mi porta dritto, dritto a dire che, involontariamente, attraverso il cibo determiniamo, anche, il sesso dei nostri figli. Perché involontariamente? Perché in una coppia con un alimentazione, diciamo squilibrata, si determina, sempre involontariamente, la propria personalità individuale. Accade, pertanto, che la donna alimenta un ambiente più ostile agli spermatozoi maschili, a loro volta, già indeboliti dall’alimentazione del futuro padre. Di fatto avviene questo: durante il coito l’uomo raggiunge l’orgasmo quasi sempre prima della donna; la donna, a sua volta favorisce un ambiente vaginale più acido, inadatto agli spermatozoi maschili. Pertanto, questi, seppur di numero maggiore, trovano un ambiente ostile per risalire fino all’ovulo, mentre gli spermatozoi femminili, seppur di minor numero, risultano più forti e, nella lotta per la sopravvivenza, “gabbano”, quasi sempre, gli spermatozoi maschili, raggiungendo la meta. Un’alternativa potrebbe essere: correggersi prima con l’alimentazione e successivamente, come d’incanto, anche nel rapporto sessuale, in una naturale alternanza d’orgasmo. In breve: se a godere per primo è l'uomo, il sesso del nascituro sarà femmina; se, invece, a godere per prima sarà la donna, il sesso del nascituro sarà maschio; in ultima analisi, se si gode contemporaneamente ci sarà una lotta all'ultima "coda" tra gli spermatozoi maschili e femminile e prevarrà il caso, la fortuna, la natura. Questa spicciola teoria, da me elaborata, senza nessun sostegno scientifico, mi dice che mangiare bene è salute, salute vuol dire anche determinare, con sufficiente certezza, la prosecuzione della vita. Da una coppia si può intuire, con relativa certezza, osservandone i tratti somatici, il sesso dei propri figli o di quelli che procreeranno; ma, a monte c’è lei, l’alimentazione: “il sale della vita". Mio nonno diceva: lei deve "chiudere gli occhi prima di te", se vuoi un maschio e viceversa. Filosofia spicciola, però, con una grande verità in retrospettiva.

Meditate, meditiamo.

venerdì 2 maggio 2008

Passione


Quella delle passioni si configura ormai come un giallo. Dove sono finite? Sappiamo che le passioni sono state una grande rappresentazione dello spirito umano e delle relazioni tra gli uomini, una grande possibilità di espressione, probabilmente le passioni si sono travestite, si sono spostate, nascoste. Non vi è mai stato una società che abbia dato il via libera alle passioni, che abbia consentito lo spontaneo esplicitarsi delle passioni. D’altra parte, le passioni sono inseparabili dalle modalità di controllo. Ogni società ha trovato dei sistemi, dei congegni, delle modalità per controllare l’eccesso passionale. Se pensiamo al teatro, quasi sempre affidato al monologo (se c’è qualcosa che non permette il gioco passionale è l’individualismo), si evince che la persona sola con sé stessa, può avere dei sentimenti, delle emozioni, ma non delle passioni. Le passioni non sono neppure pensabili. Siamo immunizzati, abbiamo paura di ammetterle, di affrontarle e siamo i primi costrittori delle nostre passioni. I nostri corpi sono stretti in una morsa che impedisce la libera espressione delle passioni. La passione è qualcosa che sopraggiunge dal di fuori, mentre, il sentimento, abbiamo l’impressione che zampilli dal di dentro. La passione ci rapisce, pensiamo anche al modo di parlare: “è stato rapito dalla passione”; “è stato travolto dalla passione”. Non si possono programmare le passioni, non si possono prevedere, non si può decidere quando uscire dalle passioni, perché la passione è qualcosa che trascende il soggetto, che sopraggiunge, come detto, dal di fuori, dallo spazio, forse dal tempo. Però, la passione chiede di essere testimoniata, contraccambiata e se non è contraccambiata, almeno, deve essere riconosciuta come tale. La passione è sempre all’interno di un ambito di relazione, vuol essere condivisa, nasce, quindi, dall’esposizione all’altro ed è testimoniata con il corpo, il corpo passionale che non mente mai, con tutta la sua fisionomica del viso che esprime odio, amore, rabbia, invidia, gelosia. Possiamo dire che sono gli appetiti del corpo che alimentano le passioni, che sono qualche cosa di più delle pulsioni, sono tra natura e cultura, hanno questa spinta naturale, ma poi si organizzano, si traducono come un obiettivo ben preciso. La passione si può rappresentare con un fondo scuro, anche se si esprime molto, si mette in scena, si dà a vedere, non riesce mai ad uscire dal suo fondo scuro. L’oscuro rinvia all’inconscio, alle sue energie indomabili, al sub-strato energetico, alle sorgenti delle passioni. E’ una strategia, poiché la passione non si consuma immediatamente come le emozioni. Ci possono essere passioni che durano una vita intera. Sono i desideri che organizzano le nostre passioni e le legano ad un obiettivo che può essere un obiettivo d’amore, di odio, positivo o negativo, ma comunque un obiettivo ben preciso.
Nel suo procedere, la passione produce verità sulla persona!

martedì 8 aprile 2008

Dualismo filosofico




Le filosofie, da cui possiamo far risalere tutto il dibattito passato e recente, traggono spunti dalla filosofia greca e quella tradizionale cinese. Due filosofie diverse, ma entrambe, si potrebbe dire, necessarie, complementari, l'un l'altra.

Quella greca fatta di linguaggio, es. l'Apologia di Socrate, scritta da Platone, dove la forza degli ideali dell'uomo è espressa con un linguaggio austero e incisivo. Aristotele diceva che la vita è il centro, cioè la saggezza, perché può divenire apertura sia da una parte che dall'altra. Il centro non vuol dire immobilizzarsi su una posizione, ma apertura verso il senso della vita... L'altra, la filosofia cinese, fatta di non linguaggio, dove si fa riferimento all'Universo che va, alle stagioni che cambiano, alla notte che sostituisce il giorno, tutto senza l'intervento dell'uomo e del suo linguaggio. Per questo Confucio era esente da quattro difetti: era senza presunzione era senza preconcetti; era senza egoismi; era senza ostinazione. Confucio diceva che il maestro è tale perché senza idea, quindi il saggio non ha un'idea precisa, è senza un io preciso, non ha posizioni, non si schiera mai. L'uomo del bene, quindi, non è né a favore né contrario. Confucio poteva essere accomodante o intransigente, a seconda della condizione in cui si trovava. Poteva essere estremista senza essere eccessivo. Confucio diceva che l'uomo di cultura (saggio) è insipido, perché l'insipidità è quel sapore che permette di valutare tutti gli altri, se ne scegli uno ne escludi, automaticamente, tutti gli altri. La scelta è, comunque, una scelta, ma è una scelta che permette ancora di fare tutte le altre scelte...
Indubbiamente, la filosofia è inquieta perchè tende alla ricerca di leggi, verità da affermare, cioè di schieramento, ma noi che siamo uomini saggi, rimaniamo insipidi e non ci schieriamo.

mercoledì 27 febbraio 2008

Sesso e salute


Fare sesso spesso mantiene in forma e aiuta a vivere più a lungo. Queste sono le notizie dal mondo scientifico. Difatti, leggendo qua e là sull’argomento, ho ricavato un decalogo, niente male, che condivido e terrei a mente.
- L’attività sessuale è una forma di esercizio fisico; gli esperti dicono che avere rapporti tre volte alla settimana equivale a consumare circa 7500 Kcal. all’anno che equivalgono a 1200 km di corsa;
- Il sesso aumenta l’ossigenazione delle cellule mantenendo i tessuti attivi e funzionali;
- Ogni tipo di attività fisica (quindi, anche l’attività sessuale) aumenta i livelli di testosterone, ormone necessario per combattere la fragilità delle ossa e la prestanza dei muscoli degli uomini;
- Il sesso diminuisce i livelli di colesterolo nel sangue, preservando le arterie;
- L’attività sessuale allevia i dolori dovuti all’artrite e al mal di testa. Gli ormoni rilasciati durante i rapporti, lo stato d’eccitazione e l’orgasmo aumentano, infatti, la soglia del dolore;
- Il deidroepiandrosterone, ormone precursore del cortisolo e degli ormoni sessuali, viene rilasciato prima dell’orgasmo e dell’eiaculazione, determinando il buon umore;
- Rapporti frequenti riducono, per gli uomini, i problemi alla prostata in quanto favoriscono il lavaggio del glande;
- Il sesso riduce notevolmente i livelli di stress psicologico ed aiuta a scaricare le tensioni;
- Sembra che il sesso possa considerarsi il collante dei matrimoni duraturi, poiché determina il rilascio di ossitocina, sostanza chimica, detta anche “ormone legante”, che aumenta il desiderio sessuale;
- Il sesso offre, inoltre, speciali benefici alle donne in quanto determina l’innalzamento dei livelli degli estrogeni responsabili della protezione del cuore e della funzionalità dei tessuti vaginali, a rischio, soprattutto, durante la menopausa.
Qui mi fermo e chiedo aiuto a studiosi e testimonial della materia.

domenica 10 febbraio 2008

Acrostici 2


A seguire, alcuni acrostici di nomi maschili, fermo il concetto espresso in acrostici 1.





F ragile

R emissivo

E vasivo

D amerino



E clettico

N on

Z elante

O stinato



M ellifuo

I o

C he

H o

E lla

L infa

E sosa



C on

R igore

I o

S ono

T anto

I ncazzato

A nche

N ervoso



D esiderare

O sannare

M ai

E

N on

I n

C ompagnia

O ostruzionistica



F ar

R idestare

A more

N on

C onosce

O stilità



C ontinuo

L avoro

A gire

U na

D elle

I diozie

O diose

sabato 2 febbraio 2008

Celia per uno Chef


Tra le mie passioni, per cui vale spendersi, annovero quella della cucina, la più recente, e così, tra una esercitazione pratica e una teorica, all'alberghiero di città, ho conosciuto un uomo, un cuoco, uno Chef, che per la sua simpatia, umanità e professionalità, mi ha ispirato la seguente... burla:








(Quartine burlesche a rima baciata)


All’alberghier di città uno Chef lavora
Sempre presente s’in dalla prima ora.
Per noi discenti è una luce che brilla
Il suo nome sappiam: è Guido Villa.

Con voce decisa e sguardo sicuro
Spiega ai provetti cuochi il loro futuro
A destra, a manca dispensa ordini alla brigata
Normalmente asettica e poco interessata

Preciso e puntuale, ordinato e cordiale
Non s’arrabbia se il tournedos riesce male
Del cibo a tutti spiega bontà, cottura e fragranza
Ma gli allievi dan prova della loro ignoranza

E se protidi e glucidi dan vita alla crosta
Maillard lo spiega e lo Chef ce lo dimostra
Delle verdur, come un oriental, è innamorato
Le taglia e le sminuzza per farne un piatto prelibato

Uomini e donne forman l’allegra brigata
E lo Chef non ha occhi sol per la "maggiorata"
Le studia tutte, ne osserva sguardi divertiti
Mentre maneggia carote, pesci, pomi e canditi

Le discenti si guardan attorno con circospezione
Pensando ognuna di essere tre le più “bone”
Alta o bassa, magra o grassa, un problema non sarà
A tutte lo chef Guido un bel... piatto servirà !!!

mercoledì 9 gennaio 2008

L'anno platonico


Rileggendo un vecchio libro di navigazoione aerea, mi sono imbattuto in una curiosità che forse la dice lunga su quell'accenno di cambiamento delle stagioni che i nostri nonni, i nostri padri e noi stessi lamentiamo. Difatti, la Terra, oltre al noto movimento di rotazione intorno al suo asse, il cui effetto è l'alternarsi del giorno e della notte e del movimento di rivoluzione, della durata di un anno e di senso antiorario, che dà luogo alle stagioni, compie numerosi altri movimenti; ma, uno, in particolare, risulta interessante. E' il movimento che la Terra compie nell'arco di 26.000 anni, chiamato "precessione degli equinozi" (lento moto dell'asse di rotazione). Questo movimento consiste in una rotazione dell'asse terrestre che, pur continuando a mantenere la stessa inclinazione rispetto all'eclittica (traiettoria descritta apparentemente dal Sole sulla sfera celeste, nel suo corso annuale), si scosta a mano, a mano dalla stella polare, in corrispondenza della quale si trova oggi e sulla quale si ritroverà fra 26.000 anni, avendo nel contempo descritto un cono, chiamato precessione. L'effetto è lo scorrimento dei nodi equinoziali (linea curva, immaginaria che unisce gli equinozi di primavera e d'autunno lungo la traiettoria apparente del Sole) di circa 50'' di grado (1,5 km), ogni anno, lungo l'eclittica, in conseguenza del quale si verificherà uno spostamento delle stagioni rispetto ai mesi dell'anno: ovvero, tra 13.000 anni l'equinozio (uno dei due punti opposti del cielo, in cui la durata del giorno e della notte è uguale) di primavera cadrà il 23 settembre, perché il relativo punto nodale avrà fatto mezzo giro dell'eclittica; mentre, l'equinozio d'autunno cadrà il 21 marzo.

Ora, anche se mi considerassi immortale, penso di avere qualche difficoltà a vedere questo cambiamento che , comunque, potrebbe già essere in corso. Peccato, mi sarebbe piaciuto...!

giovedì 3 gennaio 2008

Acrostici 1


Rifelttendo, in generale, sui nomi delle persone, mi viene da pensare che, in larga misura, riprendano il carattere, o parte di esso, dei soggetti, a cui sono stati imposti; ovvero, come noi vediamo queste persone da fuori. Provate con il vostro nome, o con quello di qualcuno che vi ispiri.

D AMMI
A MORE
N ON
I MBROGLIARE
E MULANDO
L E
A MAZZONI


P OSSO
A AVER
T I
R IDICIBILE
I INCUBO
Z ENZERO
I N
A MORE

F IORE
E DULE
D I
E FEDRA
R AMIFICAZIONE
I NESAURIBILE
C AGION
A GIOGRAFICA

V OLARE
A LTO
L IBRARSI
E STASIATO
N ELLA
T ROPOSFERA
I NCANTATA
N EMESI
A MOREVOLE

J OGA
O SSESSIONE
R INATA
D I
A NSIE
N ATURALI
K E
A MO

M AMMA
A IUTO
R IECCOLA
C ON
E LEGANTE
L EZIOSITA'
L USSUREGGIANTE
A CCIDIOSA
A MABILE

M AI
A VRO'
R ISULTATI
Z ELANTI
I NSPERATI
A RZIGOGOLATI

C ASTA
I SPIRATA
N ARCISA
Z ATTERA
I N
A MORE

R IOTTOSA
O STINATA
S OLE
Y IN

M AI
A MORE
R OMANTICO
I N
N ULLA
E SAGERATO
L IBERA
L ECITA
A MABILE

M AMMA
A IUTO
R IMANGO
I NVISCHIATA
A MOREVOLMENTE

L ONTANO
U N
I STANTE
S IGNIFICA
A NTIDOTO

T U
A GNOSTICA?
N ON
I N
A MORE

lunedì 24 dicembre 2007

Il calabrone, l'elicottero e gli aeronaviganti



(Quartine burlesche a rima baciata)


Il calabron l’aerodinamica non conosce
E malgrado il peso, si sostien senza closce;
Rotea, s’affatica e non consulta la check-list
Ignaro continua a volar senza lo specialist.


Demoni che controllano, smontano e puliscono
Alla sicurezza del pilota loro contribuiscono;
Veri maestri della portanza e della destrezza
Calibrano e dimano serraggi per la sicurezza.


Il pilota apprezza perché l’imperizia ripudia
Tanté pel governar l’elicottero, il manuale studia;
E quando l'impiego è maldestro e inusuale
Un avviso in cuffia lo richiama puntuale.


Corsi e manual fan tutti logorati,
Ma dalla rivalità gli spec son lecerati,
E mentre l’elicottero nell’aria s’è librato
Pensan se le carte hanno ben registrato.


E se la libellula d’equilibrarsi … smetterà
Al tecnico dispiaciuto un sol dubbio verrà:
Nonostante il pilota l’elicottero s'è involato
Mentre col dovere, io la forma ho salvato.


Si accerti pure il fatto! Mentre, io me ne fotto!

sabato 22 dicembre 2007

La luna


La Luna è l’unico satellite naturale della Terra.
Le fasi lunari descrivono il diverso aspetto che la Luna mostra durante il suo moto, causate dal suo diverso orientamento rispetto al Sole.
Sono rappresentate dalla parte del satellite terrestre illuminata dal Sole.Vi sono quattro posizioni fondamentali e quattro fasi intermedie: Luna nuova (o congiunzione o fase di novilunio); Luna crescente (gobba a Ponente); Primo quarto; Gibbosa crescente; Luna piena (o opposizione o fase di plenilunio); Gibbosa Calante; Ultimo quarto; Luna Calante (gobba a levante).
Il termine "quarto" si riferisce alla posizione della luna nell'orbita attorno alla terra, da tali due posizioni dalla terra è visibile mezzo emisfero. Con la Luna nuova, la Luna è interposta fra la Terra e il Sole: sorge al mattino e tramonta alla sera. Se si allinea con la Terra e il Sole si ha un' eclissi solare. Nelle quadrature o quarti, le linee congiungenti la Terra, la Luna e il Sole formano un angolo di 90°: al primo quarto sorge a mezzogiorno e tramonta a mezzanotte, all'ultimo quarto sorge a mezzanotte e tramonta a mezzogiorno. Con la luna piena la posizione della Terra è compresa tra Sole e Luna: sorge alla sera e tramonta al mattino. Se invece si allinea dietro l'ombra della Terra si ha un'eclissi lunare. Congiunzione ed opposizione vengono denominate "sizigie" (o "sigizie"). La Luna compie una rivoluzione attorno alla Terra in 27 giorni, 7 ore, 43 minuti e 11 secondi. Il mese lunare (ciclo completo di fasi) ha invece una durata di 29 giorni, 12 ore, 44 minuti e 3 secondi. La differenza è dovuta al fatto che nel frattempo sia la Terra che la Luna sono avanzate lungo l’orbita terrestre ed il loro allineamento col Sole è cambiato.
Ampio rilievo occupa la Luna nelle spiegazioni scientifiche, ma, anche nelle credenze popolari: La Luna e il ciclo mestruale femminile sono fortemente connessi poiché il corpo della donna è sensibile alle fasi lunari: la durata del ciclo sinodico della Luna, come detto, è di 29 giorni, dodici ore e 44 minuti e il ciclo della donna può variare rispetto a questo ed essere leggermente più corto o più lungo, corrispondendo così a fasi diverse della Luna. La maggior parte delle donne perciò interagisce con questo ciclo in due modi: le loro mestruazioni coincidono o sono molto vicine con la Luna piena oppure con la Luna nera; ovvero, quando la Luna rimane per due o tre giorni nella stessa costellazione del Sole e, di conseguenza, è piena, ma nel segno opposto. Questo avviene tutti i mesi e in questa fase la Luna si congiunge al Sole, celebrando il matrimonio simbolico tra maschile e femminile, tra l’archetipo della notte (la sensibilità) e quello della luce (la vitalità).
Parole come lunatico sono derivate dalla Luna a causa della credenza popolare che sia una causa di pazzia periodica. Per i pescatori bisogna pescare sempre nelle notti di Luna piena perché la Luna attira i pesci in superficie, mentre gli agricoltori sostengono che il mosto vada messo nelle botti in novilunio, per farlo diventare vino. Negli orti, poi, la Luna occupa un ruolo importantissimo: bisogna sempre seminare in luna crescente perché le piante crescano più velocemente. È tutt'ora diffusa anche la credenza dell'aumento delle nascite in fase di luna crescente. Nella mitologia medievale, la Luna piena occupa una posizione importante: i lupi mannari si trasformano alla luce della Luna e le streghe si riuniscono per le loro feste, solitamente, a maggio, durante la fase di Luna Piena.
La luna ha il suo influsso anche sulle maree. Queste ampie masse d'acqua (di oceani, mari e grandissimi laghi) che si innalzano (flusso, alta marea) e s’abbassano (riflusso, bassa marea) anche di 10-15 metri, dovuto principalmente a due fattori: all'attrazione gravitazionale esercitata dall'azione combinata Sole - Luna sulla Terra, ma con netta prevalenza della componente Luna a causa della sua minore distanza (legge di gravitazione universale di Newton); alla forza centrifuga, dovuta alla rotazione del sistema Terra - Luna intorno al baricentro. Quindi, l'alta marea si ha, contemporaneamente, al passaggio della Luna, sul meridiano opposto. Solitamente, le maree hanno una frequenza legata al passaggio della Luna e, dunque, di circa 12 ore. Fenomeni simili alle "onde statiche" (la marea può essere considerata una onda estesa, detta onda di marea, di lunghezza eguale alla semicirconferenza terrestre, a periodi di 12 h 25 min), fanno sì che in alcune zone costiere oceaniche non vi sia alcuna marea, come in alcuni mari dell'Europa settentrionale). Mentre, solitamente gli orari delle maree variano di giorno in giorno, come la variazione dell'orario della Luna. Esistono posti (per esempio nell’Oceano pacifico) nei quali le maree avvengono sempre negli stessi orari.

martedì 4 dicembre 2007

Lettera d'amore


Ispirandomi alla società che ci circonda, ho cercato di mettere, in un italiano più o meno comprensibile, alcune riflessioni che possono essere condivise da chi ama... la goliardia. Inoltre, se esistono, ancora, gli amanuensi, si può provare a scrivere una lettera d’amore, come questa, ad una ragazza da conquistare. Poi, se proprio non ci sta, invitatela a leggere la vostra poesia un rigo si e un rigo no, può darsi che cambi idea…

Signorina,
le scrivo con profondo ed immenso piacere per dirle della mia gioia nel cu -
ore, per la felicità di poterle mostrare e, solamente a lei, il grande e bel -
lo, pregevole afflato del mio premuroso amore, pegno del robusto, bana -
lissimo, stravagante, salottiero incontro con lei, quando dal suo cuore e dal se -
no, che ha detto voler,spontaneamente, aprire; perché mai prima si era sentita pu –
erpera nei confronti di un uomo tutto suo, da amare, follemente, come san ma -
ritana pudica, tanto da chiedermi di sublimarla con la poesia vibrante den -
samente, affinché rimanessero tracce invisibili, ma d’indelebile sapore dolcias -
tro di lei, furiere di godereccio edonismo. Raggiungemmo insieme, poi, la sua giar -
dinetta, promiscua e spaziosa, sublimando le estasianti passeggiate nella car -
rettiera, con frasi tipo: che bello! Vada più su, ancora! Entusiasta della sua fi -
gura, osservandola percepivo subliminali messaggi d’amore; quindi, tolta la to -
ga, ho provveduto a renderla felice indirizzando la conclusione poetica al suo di -
magrito viso e fu allora che la poesia salì d’intensità, guardandogli gli occhi, fin
dietro. Mi ha, semplicemente, detto: ancora, ancora! Sfinito, dopo averla rot -
eata attorno a me, guardandola negli occhi, l’ho osservata in una visione estasia -
ta, tutta; ho avuto un grande visione, che potrei racchiudere in una parola: ca -
ratteristica e rappresentativa espressione di un, vibrante, passionale, mistico, so -
gna; perché, giustamente, vuole, fino all’ultimo, quello che è suo diritto divino, tro -
vare l’amore giusto, l’uomo giusto, per vivere un’irrefrenabile amore come risa -
ia e risaiola. Elementi determinanti l’un l’altro, per la buona riuscita del menage.
E, quindi: ma va … dove ti porta il cuore!

domenica 2 dicembre 2007

Ritorno al futuro


C'era una volta il corteggiamento, arte ormai remota tra i giovani d'oggi. Non tanto tempo fa, era fatto di serenate al chiaro di luna, lettere d'amore, sguardi languidi, baciamano, lusinghe e mazzi di fiori. Oggi, secondo molte ragazze, i ragazzi sono frettolosi, troppo diretti e poco originali e, se il primo approccio non funziona nell'arco di 8-10 minuti, rinunciano. In questo tempo limite che i giovani dedicano all’approccio: si avvicinano, senza nessun gioco di sguardi o altro, propongono qualcosa di assolutamente banale, come bere qualcosa insieme e, se non gli si fa capire che hanno qualche possibilità, abbandonano. E non va meglio quando si passa ai preliminari, i maschietti giovani risultano essere impacciati, incapaci di baciare e se alle prese con un reggiseno vanno in crisi. Per lui, le ragazze non sanno mai cosa vogliono veramente, danno dei messaggi assolutamente contraddittori: ah! La superficialità, malattia dei giorni d’oggi. Cade, insomma, il duplice mito del macho italico e del perfetto Casanova. Difatti, il corteggiamento Casanoviano prevedeva che, per conquistare il cuore di una donna, l’impegno profuso durasse settimane, se non mesi. Altri tempi!
Non va molto meglio nemmeno sull’altro fronte. Le ragazze ormai non conoscono più le arti della seduzione: risultano aggressive, confondono la seduzione con la volgarità. A far crollare, poi, ogni possibilità di approccio è anche l’inesistente o, forse, nascosta femminilità. Ergo, gli uomini sono egoisti, poco fantasiosi, assolutamente incapaci di interpretare i desideri e le esigenze delle donne. Pertanto, gli approcci risultano sempre più difficili, nella società dell’apparire, fatta di continua ricerca di quello che, forse, non esiste, finché non si tranquillizza il mare, in tempesta, dentro di noi.Si auspica, quindi, un ritorno all'antico per gentleman che vogliano e/o sanno osare, attraverso l’essere e non l’apparire, come l’uso della fastidiosa e tediosa scrittura che, puntualmente, mette a nudo il nostro carattere e … il nostro condizionale. Insomma, ripartiamo con lettere d'amore e, poi, a seguire, tutto il resto… Ma, attenti, l'antica tecnica amanuense, a cui non siamo più abituati, è specchio della nostra personalità. Piccola, piccolissima bisogna fare attenzione. Grande e rotonda equivale a positività, energia; tradotto: la donna è solare e vitale, l'uomo è cupo e grigio.

venerdì 16 novembre 2007

Interrogativi


Essere democratici, cosa vuol dire?
Tutti continuano a ripeterci, da destra e da sinistra, che se non ci comportiamo in una certa maniera non siamo democratici. Ma, per democrazia cosa s’intende?
Io, se volessi l’immigrazione fatta di lavoratori onesti, non sarei democratico, perché lascerei entrare nel nostro Paese persone “diverse” da noi;
Io, se non volessi l’immigrazione fatta di lavoratori onesti , non sarei democratico, perché sarei un razzista;
Io, se non tollerassi l’immigrazione clandestina e delinquenziale, non sarei democratico, perché autorizzerei leggi più severe e repressive, non degne di un Paese democratico;
Io, se volessi una finanza etica e non creativa (senza scalata, cordate, Consob, Garante, borsa, azioni, obbligazioni, fondi, derivati), non sarei democratico, perché escluderei buona parte della società dal vivere alle spalle di onesti lavoratori e produttori di beni;
Io, se non volessi il crocifisso a scuola (così afferma la nostra Costituzione, che riconosce diverse confessioni e non solo quella Cattolica) non sarei democratico, con l’aggravante di non essere, neanche, cattolico, perché acconsento ad una reciprocità che non esiste negli altri paesi, da cui provengono molti immigrati;
Io, se volessi il crocifisso a scuola (tenendo fede alla tradizione e non alla Costituzione), non sarei democratico, perché escluderei gli altri, essendo il nostro, oramai, un Paese a forte immigrazione;
Io, se volessi una maggiore tutela e sicurezza, pubblica e privata, non sarei democratico perché chiederei alla Polizia, attraverso limitazioni di libertà, maggior tutela;
Io, se non volessi una maggiore sicurezza pubblica e privata, non sarei democratico, perché autorizzerei l’immigrazione clandestina e delinquenza;
Io, se volessi la libertà e l’autodeterminazione dei popoli, non sarei democratico, perché ci sono stati canaglia (…);
Io, se non volessi la libertà e l’autodeterminazione dei popoli, non sarei democratico, perché sarei per le dittature;
Io, se fossi a favore della droga e dell’alcool, non sarei democratico, perché acconsento alla autodistruzione dei giovani e, non solo, e al controllo sociale delle classi meno abbienti;
Io, se non fossi a favore della droga e dell’alcool, non sarei democratico, perché autorizzerei la repressione indiscriminata;
Io, se volessi essere me stesso, non sarei democratico, perché non sarei quello che vuole la società;
Io, se non volessi essere me stesso, non sarei democratico, perché sarei quello che la società vuole, ma non quello che io sono.
Ergo! Destra, sinistra, comunisti, fascisti, cattolici, una massa di “fetienti”.
Io sono una canna al vento!

giovedì 4 ottobre 2007

Momenti


Ci sono momenti, ritenuti troppo importanti, della propria vita che, normalmente, si riservano a sè stessi. In questi momenti si pensa di esistere da soli e il pensiero astratto e generico porta a sintesi qualunquo-realiste, del tipo: me ne frego della politica, me ne frego del precariato, me ne frego del capo Ufficio, me ne frego della gente che muore ogni giorno, me ne frego dell'America, della Russia, della Cina, me ne frego della guerra civile, me ne frego dell'imperialismo, me ne frego del comunismo, me ne frego delle dittature, me ne frego di Marx, di Lenin, di Mussolini,me ne frego degli operai, dei pensionati, me ne frego delle banche e dell'alta finanza. Non sopporto il salotto di Vespa, non sopporto la tivvù che addormenta le coscienze, non sopporto il giornalismo allineato e fuori dalla notizia... Questi momenti, riservati solo a sè stessi, appartengono a ognuno di noi, dove l'ego prevale su tutto e la parola d'ordine diventa: me ne frego, me ne frego, me ne frego. Bene! Quei momenti, però, se durano un tempo, relativamente, lungo e si vede solo la propria vita, vi dico che in quei momenti è ora di ributtarsi nella realtà della società civile, della famiglia, dell'amicizia, dell'amore. Coraggio.

martedì 25 settembre 2007

Quartine burlesche a rima baciata (Dedicate ad una coppia di amici nubendi)

Uomo serio, posato e disponibile
Parliam dell’unico, solo e inconfondibile.
Vien da Bergamo Miki, ma qui si è fermato
Per dar lustro a questo abitato.

Mari così bella, sensibile e pudìca
Chi la conosce le diventa subito amica,
ma lei per l’animal ha cuor oggi più di ieri
e se qualcun li maltratta chiama subito i Carabinieri.

La loro casa è bella, spaziosa e accogliente
Con Matilda, gatti e can nell’ambiente;
tutti sul divan a guardar la tele, siedon di sera
mentre lui senza posto bestemmia e si dispera.

Oggi si son sposati, ma sol in comun
Poiché lui ne ha già avuta un,
ma Amor è cieco e il dardo ha scoccato
e, a questa coppia, il cuor ha infiammato.

Ogni capriccio gli dovrà assecondar
Se con lei d’accordo vorrà andar.
Gli chiederà presto un brillante
E lui pensa, costa meno l’amante!

Qui la cosa si inasprisce
E lo scribo è meglio che zittisce
E da voi si vuol congedar
Con un saluto poco singolar.

LUNGA VITA ALGLI SPOSIIIIII

lunedì 2 luglio 2007

L'Italia di un ingenuo sognatore








E' diventato uno sport nazionale, preferito dalla maggior parte degli italiani, criticare la politica, in genere, e i suoi costi. Bene! D'accordo! Provo, però, a seguito di un "sogno", anzichè criticare e votare sempre alla stessa maniera, a stilare una sorta di...decalogo su come ho sognato l'Italia e come vorrei la politica nazionale e quella locale.
1. Giustizia: conversione degli "Istituti di pena" in "Istituti per la riabilitazione sociale", orientando gli "ospiti", secondo le proprie inclinazioni, al lavoro, sia esso manuale, intellettuale, artistico, professionale. Via l'ergastolo! Pena massima 20 anni da scontare tutta negli istituti per la riabilitazione. Per reati minori la pena deve essere sociale, attraverso lavori socialmente utili ed educativi, quale: pulire la strade, vigilare e ripulire i boschi, aiutare i poveri, gli anziani, ecc...
2. Istruzione e ricerca: inserire, oltre le materie basi, sin dalle elementari, prima sotto forma di gioco, poi in modo scientifico, l'insegnamento di materie, come: Costituzione italiana, educazione stradale, educazione sessuale, educazione civica. Lo sport, a carico delle istituzioni, deve essere prerogativa di tutti i ragazzi, fino a 16 anni (da una spesa iniziale maggiore per lo Stato ad un beneficio ancora migliore per le persone, chiuse in appartamenti-prigioni e per il S.S.N.). Le scuole superiori devono avere il biennio uguale e formativo per tutti, dopo si segue l'indirizzo prescelto e le proprie inclinazioni. La ricerca deve essere incoraggiata su tutti i fronti senza limiti. L'Italia deve tornare a primeggiare nelle cose che sa fare meglio e non andare sempre a rimorchio (un pò di orgoglio nazionale, perbacco!).
3. Interni e difesa: un unico ministero, denominato degli interni, che abbia al suo seno un Dipartimento per la difesa nazionale, da attivare solamente in caso di violazioni dei confini nazionali. Le missioni all'estero, di compentenza del Dipartimento, devono essere esclusivamente di pace, come recita la nostra Costituzione. Agli interni devono essere riunite le tre forze di polizia nazionali, fermo restando le specifiche di ogni Corpo (a limite anche il colore della divisa). A livello locale la municipalità deve essere organizzata con una polizia locale che funge, in caso di necessità, anche da guardia nazionale e protezione civile alle dipendenze degli interni.
4. Lavoro: il lavoro, come dice la Costituzione, deve essere incoraggiato e tutelato sotto ogni forma, la flessibilità deve avere il solo scopo di accrescere e migliorare la propria personalità, non quello di precarizzare o sfruttare il lavoratore. Non si entra nel mondo del lavoro se non prima di aver raggiunto un livello di cultura da scuola superiore (almeno il diploma). La cultura rende liberi.
5. Comunicazioni ed energia: tutte le vie, le reti, i canali di comunicazione e qualsiasi forma di sfruttamento energetico devono essere di proprietà statale. Lo Stato rilascia concessioni per lo sfruttamento e l'esercizio delle stesse.
6. Agricoltura e industria: sfruttamento sostenibile del suolo attraverso una agricoltura biologica e di qualità, l'industria deve riconvertirsi per l'80% (basta frigoriferi, televisori e diavolerie varie da sostituire ogni due anni, perché obsoleti) e puntare sull' alta qualità dei prodotti, realizzati senza nessun tipo di inquinamento o sfruttamento del suolo, sottosuolo, cielo e mare. La geografia italiana ci informa che il nostro è un Paese a vocazione agricola (ergo, agricoltura e allevamenti di qualità), turistica (8000 km di costa, docet!) e con l'80% dei beni culturali ed architettonici mondiali a disposizione. Finiamola con le cazzate della potenza industriale e un sonoro "NO" agli industriali e finanzieri senza etica e morale di questo Paese).
7. Economia: la socializzazione dei mezzi di produzione è fallita, il capitalismo becero è fallito, il capitalismo dal volto umano, predicato anche da Giovanni Paolo II, non è mai decollato. Vedo, come unica strada percorribile, l'azionariato d'impresa, realizzato esclusivamente tra imprenditori seri (via le leggi che generano i furbetti del quartierino. Ricucci è solo un martire rispetto a tutti gli altri), quadri, impiegati e operai, affinché l'interesse di uno sia l'interesse di tutti. La moneta deve essere di proprietà del popolo (v. link Giacinto Auriti), sulle banconote non può esserci il simbolo della BCE e nessuna firma e la BCE non può stampare i soldi e prestarli al Governo al valore nominale senza garantire nulla in cambio (es. l'oro). La moneta deve essere uno strumento di misura di beni e servizi prodotti dal Paese, deve essere emessa dalla B.I., per conto della BCE, senza indebitarci, perché è di proprietà nostra e deve essere firmata dal Capo dello Stato che ci rappresenta.
Liberiamoci da tutte le leggi e le regole dell'economia così come sono oggi. Sono rappresentate molto bene da una frase del banchiere Jacob Rothschild: "Pochissimi capiranno il sistema e quelli che lo capiranno saranno occupati a far soldi. Il pubblico, probabilmente, non capirà che è contro il suo interesse".



martedì 10 aprile 2007

Gli U.S.A. e le Termopili



Ho visto il film e, a parte qualche annotazione finale, preferisco riportare la storia della battaglia delle Termopili che ebbe luogo nel 480 a.C. tra una alleanza di città-stato greche e i persiani.
Serse I, re della Persia per anni si era preparato per riprendere la guerra contro la Grecia iniziata da suo padre Dario I. Nel 484 a.C. l'esercito e le navi di Serse arrivarono in Asia Minore, costruirono un ponte di barche sull'Ellesponto presso Abydos, attraversandolo. Le polis greche riuscirono ad accordarsi per affrontare il pericolo e formarono una alleanza guidata da Sparta, comandata dal re Leonida, e si prepararono a bloccare l'avanzata dell'esercito persiano nel nord della Grecia nello stretto passo delle Termopili. Il passo è fiancheggiato da un lato da montagne scoscese dall'altro dal mare ed era quindi adatto alla difesa.
All'iniziale distaccamento spartano di Leonida e dalla sua guardia del corpo composta di 300 opliti (soldati equipaggiati con armi pesanti: scudo di bronzo, spada corta in ferro e lancia lunga), 2.800 peloponnesiaci e circa 900 iloti, si aggiunsero i rinforzi provenienti da altre città tra i quali 700 da Tespia, 400 da Tebe, 1.000 focesi e inoltre da Tegea, Mantinea, Orcomeno, Corinto, Fliunte, Micene e dalle altre città dell’Arcadia e della Beozia per un totale di 3900 opliti seguiti dai rispettivi scudieri che fungevano da fanteria leggera. Ai soldati fu detto che loro erano solo l'avanguardia dell'esercito greco che si sarebbe unito a loro al più presto. Le forze greche, per un totale di soli settemila uomini, inizarono la battaglia nell'agosto del 480 a.C., Leonida mirava a tenere il passo il più possibile per dare modo al resto delle città greche di radunare le loro truppe e navi. Serse non credeva che una forza così piccola sarebbe stata in grado di opporglisi, e diede ai greci cinque giorni per ritirarsi. Allo stesso momento anche la sua flotta non riusciva ad avanzare bloccata dalle veloci navi ateniesi al cui comando si trovava Temistocle. Quando alcuni disertori dell’esercito persiano (per lo più greci arruolati con la forza) avevano dichiarato che i Medi erano così tanti da oscurare il sole con le loro frecce, gli spartani risposero che almeno avrebbero combattuto all’ombra. Passati questi cinque giorni, visto che non mostrarono intenzione di ritirarsi, Serse inviò le proprie truppe nel passo, ma ogni ondata fu respinta. I persiani attaccavano con frecce e corte lance e non riuscivano a rompere le formazioni degli opliti greci armati, come detto, di lunghe lance. La prima ondata ad arrivare sui greci fu quella dei medi comandata da Tigranes, che assaltarono con entusiasmo ma furono respinti con gravi perdite. La seconda ondata fu dei soldati provenienti da Susa equipaggiati con un grande scudo ma anche loro fallirono. Tentarono anche di aggirare il nemico dal lato della costa, ma molti caddero dalle scogliere. Il giorno successivo Serse schierò in campo le sue truppe d’èlite, i diecimila Immortali, comandati da Idarne che non ebbero maggior fortuna. I greci combattevano a turno concedendosi un po' di riposo da quel massacro, si accasciavano a terra sudati e sporchi di sangue per poi rialzarsi e tornare a combattere. Dopo, il secondo giorno di combattimenti, un greco dal nome Efialte (nei film americani i traditori sono sempre informi) disertò e tradì i greci informando Serse dell'esistenza di un nuovo percorso diverso per superare il passo delle Termopili. La strada era difesa dai focesi che erano stati distaccati su quel passo due giorni prima quando i greci vennero a conoscenza di questo passaggio alternativo, essi però non si aspettavano un attacco dei persiani. I focesi offrirono una debole resistenza prima di fuggire consentendo ai persiani di avanzare incontrastati. Leonida capì che ogni resistenza sarebbe stata inutile. L'11 agosto allontanò tutti tranne 300 spartani, assieme al contingente tespiano guidato da Demofilo che rimase per aiutare gli spartani nel tentativo suicida di ritardare l'avanzata dei persiani. Inoltre Leonida contava su un contigente di tebani, ma dopo alcuni combattimenti essi tradirono in favore dei persiani. Quando, i persiani chiesero di consegnare le armi, Leonida gridò che sarebbero dovuti venirle a prendere. Nonostante più di ventimila morti tra i persiani compresi due fratelli di Serse (Habrocomes e Hyperanthes), alla fine Leonida venne ucciso, per quattro volte il suo corpo fu catturato dai persiani e per quattro volte gli spartani lo recuperarono. Stremati i greci si rifugiarono sul colle che sovrastava le Termopili per proteggere il corpo del loro re caduto. Serse ordinò che fossero finiti con gli archi per non perdere altri uomini.
Oggi sul luogo della battaglia esiste un monumento, su di esso vi è riportata una frase attribuita a Simonide riportata da Erodoto: “O viandante, annuncia agli spartani che qui noi giacciamo per aver obbedito alle loro parole”.
Alcune annotazioni intuitive. Poca live action, molta computer graphic e sond digitalizzato d'effetto, tanto da potersi immaginare un battaglia alla play station.
Il messaggio è sempre lo stesso, oggi ancora più attuale: gli americani rinnovano l'invito, anche ludicamente, al popolo dei propri, titubanti partner europei ad allearsi e/o rafforzare l'alleanza contro il nemico comune per conbattere fino alla fine, come loro, con valore e sacrificio contro i detrattori della democrazia e della libertà in Iraq, Afghanistan e ovunque serva.

sabato 7 aprile 2007

E' Pasqua!


La domenica della Pasqua cristiana è mobile, viene fissata di anno in anno nella domenica successiva al primo plenilunio successivo all' Equinozio di Primavera, il 21 marzo, dal IV secolo. Nei secoli precedenti potevano esistere diversi usi locali sulla data da seguire, tutti comunque legati al calcolo della Pasqua ebraica. In particolare alcune chiese dell'Asia seguivano la tradizione di celebrare la pasqua nello stesso giorno degli ebrei, senza tenere conto della domenica, e furono pertanto detti quartodecimani. Ciò diede luogo ad una disputa, detta controversia quartodecimana, fra la chiesa di Roma e le chiese asiatiche.
La chiesa cattolica sceglie la data della Pasqua (in base al Calendario gregoriano, introdotto da Papa XIII, il 1582) tra il 22 marzo ed il 25 aprile. Infatti, se il 21 marzo c’è luna piena ed è sabato, sarà Pasqua il giorno dopo, il 22 marzo; se invece è domenica, il giorno di Pasqua sarà la domenica successiva, il 28 marzo. Invece, se il plenilunio avviene il 20 marzo, quello successivo si verificherà il 18 aprile, e se questo giorno fosse per caso una domenica occorrerebbe aspettare la domenica successiva, cioè il 25 aprile.
La chiesa ortodossa, invece, segue il calendario giuliano, promosso da Giulio Cesare, nel 46 a. C., e basato sul ciclo delle stagioni, quindi la data della pasqua può variare dal 4 aprile all’ 8 maggio e la differenza con la Pasqua cattolica è di 13 giorni.
La Pasqua è preceduta da un periodo preparatorio di astinenza e digiuno, della durata di quaranta giorni, chiamato Quaresima che inizia il Mercoledì delle ceneri; l'ultima settimana del tempo di quaresima é detto Settimana santa, periodo ricco di celebrazioni e dedicato al silenzio ed alla contemplazione. Comincia con la Domenica delle Palme che ricorda l'ingresso di Gesù in Gerusalemme; qui fu accolto trionfalmente dalla folla che agitava in segno di saluto delle foglie di palme. Per questo motivo nelle chiese cattoliche, durante questa domenica, vengono distribuiti ai fedeli dei rametti di olivo benedetto (segno della passione di Cristo).
Gli ultimi giorni della Settimana Santa segnano la fine del tempo di Quaresima e l'inizio del Triduo Pasquale. La Messa del giovedì mattina è la Messa del Crisma, in cui il Vescovo consacra gli olii santi (Crisma, Olio dei catecumeni) ed Olio degli infermi), degli olii che serviranno durante tutto il corso dell'anno rispettivamente per celebrare le cresime e i battesimi, ordinare i sacerdoti e celebrare il sacramento dell'Unzione degli infermi. L'Ora Nona del Giovedì Santo conclude il tempo di Quaresima ed il Triduo Pasquale inizia la sera del giovedì, con la Messa in Coena Domini; questa fa memoriale dell'Ultima Cena consumata da Gesù nella sua vita terrena, nella quale furono istituiti l'Eucarestia e il ministero sacerdotale e fu consegnato ai discepoli il Comandamento dell'Amore. Durante questa Santa Messa si svolge la tradizionale lavanda dei piedi e vengono 'legate' le campane (le campane non possono suonare dal Gloria della messa del giovedì sera al Gloria della Veglia di Pasqua). In questo giorno è inoltre tradizione, non certificata dalla dottrina, compiere il suggestivo giro delle sette chiese, andando ad adorare i sepolcri allestiti in sette chiese vicine. Il venerdì santo non si celebra l'Eucarestia: la liturgia è incentrata sull'adorazione della Croce e la Via Crucis. Il sabato santo, unico giorno dell'anno in cui non si amministra la Comunione salvo come viatico, è incentrato sull'attesa della solenne Veglia di Pasqua che si celebra fra il tramonto del sabato e l'alba del Nuovo Giorno. Inoltre il Sabato Santo è l'unico giorno dell'anno senza alcuna liturgia, ed è perciò detto "aliturgico". Non soltanto non può essere somministrata la Comunione, ma non si celebra nemmeno la Messa e, di solito, nelle chiese i tabernacoli sono spalancati e privi del Santissimo. Che viene conservato in sacrestia. Gli altari sono spogli, senza fiori e paramenti e un senso di lutto pervade tutta l'area del tempio.
La Pasqua cristiana è in stretta relazione con quella ebraica, in cui si celebra la liberazione degli Ebrei dall'Egitto ad opera di Mosè. La parola Pasqua infatti significa passaggio: Pesach appare nella Torah (Antico testamento). Dio annuncia al popolo di Israele, schiavo in Egitto, che lui lo libererà e ordina al popolo d’Israele di marcare gli stipiti delle loro porte con sangue d’agnello. Per gli Ebrei è il passaggio dalla schiavitù alla libertà mentre per i cristiani dalla morte fisica e spirituale alla nuova Vita Eterna. I due principali comandamenti legati alla festa di Pesach sono: cibarsi di matzah (pane non lievitato) e la proibizione di nutrirsi di qualsiasi cibo contentente lievito durante l'intero periodo della festività. In epoca antica ve ne era un terzo: l'offerta dell'agnello nella sera del giorno 14 del mese ebraico di Nissan ed il cibarsi quella stessa notte del sacrificio di Pesach. I comandamenti sono stati trasformati in una cena particolare chiamata seder celebrata nelle prime due sere della festa, in Israele solo il primo giorno.