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domenica 22 giugno 2008

Andiamo al cinema


Il problema estetico centrale di ogni critico di cinema, dilettante o professionista, è senza dubbio quello di individuare nel film in esame quei caratteri e quelle qualità che lo possono far ritenere “artistico”. Tuttavia, non sembra esistere, a tal riguardo, una vera e propria teoria per “giudicare un film”. Ed è tanto più difficile approdare ad una teoria se si pensa che il film è frutto di una collaborazione plurima, che solo il regista dotato di una spiccata personalità artistica riesce a raccordare e a guidare secondo una sua precisa idea e sensibilità. Diventa importante stabilire se la figura del regista s’inserisce in qualche corrente estetica recente. Oppure, se segue una linea propria. Inoltre, quali altri film possono aver influito o hanno punti in contatto con l’opera in esame? Pertanto, il metodo critico più opportuno, a mio avviso, è quello di guardare il film senza preoccuparsi di scoprire con quali mezzi è stato raggiunto un determinato effetto e, poi, provare ad indagare sull’orientamento critico-storico, importante per rispondere alle domande: Che posto occupa il film nel quadro delle opere precedenti? Ne continua la linea di sviluppo, o è un film a sé? E’ più impegnativo o meno rispetto agli altri? Passando all’analisi, vera e propria, bisognerà esaminare la struttura narrativa del film per determinare se le linee del racconto sono chiare e ordinate in principali e secondarie. Se c’è un conflitto e come è impostato. Se il racconto ha una sua coerenza logica. Se i personaggi sono ben delineati ed hanno, a loro volta, coerenza psicologica, dando un giudizio sul soggetto, sulla sceneggiatura, sull’uso del materiale plastico, del film. In sintesi, se la struttura risulta unitaria. Determinato ciò, si può procedere all’analisi del tema del film, individuando quali sono le idee che lo pervadono e in quale tema centrale si possono coordinare, dando una perfetta unità al film. Come si potrà esprimere il tema con una definizione completa, chiara e sintetica. Se il tema presenta la nota di una vera e sicura verosimiglianza e quella di una viva umanità. Una ulteriore analisi si dovrà eseguire sui mezzi filmici per individuare se esiste una vera coerenza con l’ispirazione tematica del film, vagliando: la scenografia, il costume, il trucco. La ripresa, vagliando: angolazione, campo, composizione del quadro, illuminazione, fotografia, colore. La recitazione, vagliando: scelta degli attori, adesione al personaggio. Il sonoro, vagliando: il dialogo, la musica, gli effetti sonori. Il montaggio, vagliando: il ritmo delle scene, delle sequenze di tutto il film. La regia, vagliando: se raggiunge sempre la coerenza stilistica propugnata. L’ultima valutazione da eseguire riguarderà l’estetica generale accertando se il film vi sembra riuscito, completamente, sul piano dell’arte. Quali sono, eventualmente, le sequenze migliori. Se il film raggiunge una sua unità ed armonia e ci offre un tema plausibile, tradotto con efficace coerenza dai mezzi filmici.
Proviamo! Forse smetteremo di assorbire film-cassetta, a meno che non vogliamo, per una volta, trascorrere due ore annullandoci.

venerdì 2 maggio 2008

Passione


Quella delle passioni si configura ormai come un giallo. Dove sono finite? Sappiamo che le passioni sono state una grande rappresentazione dello spirito umano e delle relazioni tra gli uomini, una grande possibilità di espressione, probabilmente le passioni si sono travestite, si sono spostate, nascoste. Non vi è mai stato una società che abbia dato il via libera alle passioni, che abbia consentito lo spontaneo esplicitarsi delle passioni. D’altra parte, le passioni sono inseparabili dalle modalità di controllo. Ogni società ha trovato dei sistemi, dei congegni, delle modalità per controllare l’eccesso passionale. Se pensiamo al teatro, quasi sempre affidato al monologo (se c’è qualcosa che non permette il gioco passionale è l’individualismo), si evince che la persona sola con sé stessa, può avere dei sentimenti, delle emozioni, ma non delle passioni. Le passioni non sono neppure pensabili. Siamo immunizzati, abbiamo paura di ammetterle, di affrontarle e siamo i primi costrittori delle nostre passioni. I nostri corpi sono stretti in una morsa che impedisce la libera espressione delle passioni. La passione è qualcosa che sopraggiunge dal di fuori, mentre, il sentimento, abbiamo l’impressione che zampilli dal di dentro. La passione ci rapisce, pensiamo anche al modo di parlare: “è stato rapito dalla passione”; “è stato travolto dalla passione”. Non si possono programmare le passioni, non si possono prevedere, non si può decidere quando uscire dalle passioni, perché la passione è qualcosa che trascende il soggetto, che sopraggiunge, come detto, dal di fuori, dallo spazio, forse dal tempo. Però, la passione chiede di essere testimoniata, contraccambiata e se non è contraccambiata, almeno, deve essere riconosciuta come tale. La passione è sempre all’interno di un ambito di relazione, vuol essere condivisa, nasce, quindi, dall’esposizione all’altro ed è testimoniata con il corpo, il corpo passionale che non mente mai, con tutta la sua fisionomica del viso che esprime odio, amore, rabbia, invidia, gelosia. Possiamo dire che sono gli appetiti del corpo che alimentano le passioni, che sono qualche cosa di più delle pulsioni, sono tra natura e cultura, hanno questa spinta naturale, ma poi si organizzano, si traducono come un obiettivo ben preciso. La passione si può rappresentare con un fondo scuro, anche se si esprime molto, si mette in scena, si dà a vedere, non riesce mai ad uscire dal suo fondo scuro. L’oscuro rinvia all’inconscio, alle sue energie indomabili, al sub-strato energetico, alle sorgenti delle passioni. E’ una strategia, poiché la passione non si consuma immediatamente come le emozioni. Ci possono essere passioni che durano una vita intera. Sono i desideri che organizzano le nostre passioni e le legano ad un obiettivo che può essere un obiettivo d’amore, di odio, positivo o negativo, ma comunque un obiettivo ben preciso.
Nel suo procedere, la passione produce verità sulla persona!

mercoledì 27 febbraio 2008

Sesso e salute


Fare sesso spesso mantiene in forma e aiuta a vivere più a lungo. Queste sono le notizie dal mondo scientifico. Difatti, leggendo qua e là sull’argomento, ho ricavato un decalogo, niente male, che condivido e terrei a mente.
- L’attività sessuale è una forma di esercizio fisico; gli esperti dicono che avere rapporti tre volte alla settimana equivale a consumare circa 7500 Kcal. all’anno che equivalgono a 1200 km di corsa;
- Il sesso aumenta l’ossigenazione delle cellule mantenendo i tessuti attivi e funzionali;
- Ogni tipo di attività fisica (quindi, anche l’attività sessuale) aumenta i livelli di testosterone, ormone necessario per combattere la fragilità delle ossa e la prestanza dei muscoli degli uomini;
- Il sesso diminuisce i livelli di colesterolo nel sangue, preservando le arterie;
- L’attività sessuale allevia i dolori dovuti all’artrite e al mal di testa. Gli ormoni rilasciati durante i rapporti, lo stato d’eccitazione e l’orgasmo aumentano, infatti, la soglia del dolore;
- Il deidroepiandrosterone, ormone precursore del cortisolo e degli ormoni sessuali, viene rilasciato prima dell’orgasmo e dell’eiaculazione, determinando il buon umore;
- Rapporti frequenti riducono, per gli uomini, i problemi alla prostata in quanto favoriscono il lavaggio del glande;
- Il sesso riduce notevolmente i livelli di stress psicologico ed aiuta a scaricare le tensioni;
- Sembra che il sesso possa considerarsi il collante dei matrimoni duraturi, poiché determina il rilascio di ossitocina, sostanza chimica, detta anche “ormone legante”, che aumenta il desiderio sessuale;
- Il sesso offre, inoltre, speciali benefici alle donne in quanto determina l’innalzamento dei livelli degli estrogeni responsabili della protezione del cuore e della funzionalità dei tessuti vaginali, a rischio, soprattutto, durante la menopausa.
Qui mi fermo e chiedo aiuto a studiosi e testimonial della materia.

martedì 4 dicembre 2007

Lettera d'amore


Ispirandomi alla società che ci circonda, ho cercato di mettere, in un italiano più o meno comprensibile, alcune riflessioni che possono essere condivise da chi ama... la goliardia. Inoltre, se esistono, ancora, gli amanuensi, si può provare a scrivere una lettera d’amore, come questa, ad una ragazza da conquistare. Poi, se proprio non ci sta, invitatela a leggere la vostra poesia un rigo si e un rigo no, può darsi che cambi idea…

Signorina,
le scrivo con profondo ed immenso piacere per dirle della mia gioia nel cu -
ore, per la felicità di poterle mostrare e, solamente a lei, il grande e bel -
lo, pregevole afflato del mio premuroso amore, pegno del robusto, bana -
lissimo, stravagante, salottiero incontro con lei, quando dal suo cuore e dal se -
no, che ha detto voler,spontaneamente, aprire; perché mai prima si era sentita pu –
erpera nei confronti di un uomo tutto suo, da amare, follemente, come san ma -
ritana pudica, tanto da chiedermi di sublimarla con la poesia vibrante den -
samente, affinché rimanessero tracce invisibili, ma d’indelebile sapore dolcias -
tro di lei, furiere di godereccio edonismo. Raggiungemmo insieme, poi, la sua giar -
dinetta, promiscua e spaziosa, sublimando le estasianti passeggiate nella car -
rettiera, con frasi tipo: che bello! Vada più su, ancora! Entusiasta della sua fi -
gura, osservandola percepivo subliminali messaggi d’amore; quindi, tolta la to -
ga, ho provveduto a renderla felice indirizzando la conclusione poetica al suo di -
magrito viso e fu allora che la poesia salì d’intensità, guardandogli gli occhi, fin
dietro. Mi ha, semplicemente, detto: ancora, ancora! Sfinito, dopo averla rot -
eata attorno a me, guardandola negli occhi, l’ho osservata in una visione estasia -
ta, tutta; ho avuto un grande visione, che potrei racchiudere in una parola: ca -
ratteristica e rappresentativa espressione di un, vibrante, passionale, mistico, so -
gna; perché, giustamente, vuole, fino all’ultimo, quello che è suo diritto divino, tro -
vare l’amore giusto, l’uomo giusto, per vivere un’irrefrenabile amore come risa -
ia e risaiola. Elementi determinanti l’un l’altro, per la buona riuscita del menage.
E, quindi: ma va … dove ti porta il cuore!

domenica 2 dicembre 2007

Ritorno al futuro


C'era una volta il corteggiamento, arte ormai remota tra i giovani d'oggi. Non tanto tempo fa, era fatto di serenate al chiaro di luna, lettere d'amore, sguardi languidi, baciamano, lusinghe e mazzi di fiori. Oggi, secondo molte ragazze, i ragazzi sono frettolosi, troppo diretti e poco originali e, se il primo approccio non funziona nell'arco di 8-10 minuti, rinunciano. In questo tempo limite che i giovani dedicano all’approccio: si avvicinano, senza nessun gioco di sguardi o altro, propongono qualcosa di assolutamente banale, come bere qualcosa insieme e, se non gli si fa capire che hanno qualche possibilità, abbandonano. E non va meglio quando si passa ai preliminari, i maschietti giovani risultano essere impacciati, incapaci di baciare e se alle prese con un reggiseno vanno in crisi. Per lui, le ragazze non sanno mai cosa vogliono veramente, danno dei messaggi assolutamente contraddittori: ah! La superficialità, malattia dei giorni d’oggi. Cade, insomma, il duplice mito del macho italico e del perfetto Casanova. Difatti, il corteggiamento Casanoviano prevedeva che, per conquistare il cuore di una donna, l’impegno profuso durasse settimane, se non mesi. Altri tempi!
Non va molto meglio nemmeno sull’altro fronte. Le ragazze ormai non conoscono più le arti della seduzione: risultano aggressive, confondono la seduzione con la volgarità. A far crollare, poi, ogni possibilità di approccio è anche l’inesistente o, forse, nascosta femminilità. Ergo, gli uomini sono egoisti, poco fantasiosi, assolutamente incapaci di interpretare i desideri e le esigenze delle donne. Pertanto, gli approcci risultano sempre più difficili, nella società dell’apparire, fatta di continua ricerca di quello che, forse, non esiste, finché non si tranquillizza il mare, in tempesta, dentro di noi.Si auspica, quindi, un ritorno all'antico per gentleman che vogliano e/o sanno osare, attraverso l’essere e non l’apparire, come l’uso della fastidiosa e tediosa scrittura che, puntualmente, mette a nudo il nostro carattere e … il nostro condizionale. Insomma, ripartiamo con lettere d'amore e, poi, a seguire, tutto il resto… Ma, attenti, l'antica tecnica amanuense, a cui non siamo più abituati, è specchio della nostra personalità. Piccola, piccolissima bisogna fare attenzione. Grande e rotonda equivale a positività, energia; tradotto: la donna è solare e vitale, l'uomo è cupo e grigio.

martedì 10 aprile 2007

Gli U.S.A. e le Termopili



Ho visto il film e, a parte qualche annotazione finale, preferisco riportare la storia della battaglia delle Termopili che ebbe luogo nel 480 a.C. tra una alleanza di città-stato greche e i persiani.
Serse I, re della Persia per anni si era preparato per riprendere la guerra contro la Grecia iniziata da suo padre Dario I. Nel 484 a.C. l'esercito e le navi di Serse arrivarono in Asia Minore, costruirono un ponte di barche sull'Ellesponto presso Abydos, attraversandolo. Le polis greche riuscirono ad accordarsi per affrontare il pericolo e formarono una alleanza guidata da Sparta, comandata dal re Leonida, e si prepararono a bloccare l'avanzata dell'esercito persiano nel nord della Grecia nello stretto passo delle Termopili. Il passo è fiancheggiato da un lato da montagne scoscese dall'altro dal mare ed era quindi adatto alla difesa.
All'iniziale distaccamento spartano di Leonida e dalla sua guardia del corpo composta di 300 opliti (soldati equipaggiati con armi pesanti: scudo di bronzo, spada corta in ferro e lancia lunga), 2.800 peloponnesiaci e circa 900 iloti, si aggiunsero i rinforzi provenienti da altre città tra i quali 700 da Tespia, 400 da Tebe, 1.000 focesi e inoltre da Tegea, Mantinea, Orcomeno, Corinto, Fliunte, Micene e dalle altre città dell’Arcadia e della Beozia per un totale di 3900 opliti seguiti dai rispettivi scudieri che fungevano da fanteria leggera. Ai soldati fu detto che loro erano solo l'avanguardia dell'esercito greco che si sarebbe unito a loro al più presto. Le forze greche, per un totale di soli settemila uomini, inizarono la battaglia nell'agosto del 480 a.C., Leonida mirava a tenere il passo il più possibile per dare modo al resto delle città greche di radunare le loro truppe e navi. Serse non credeva che una forza così piccola sarebbe stata in grado di opporglisi, e diede ai greci cinque giorni per ritirarsi. Allo stesso momento anche la sua flotta non riusciva ad avanzare bloccata dalle veloci navi ateniesi al cui comando si trovava Temistocle. Quando alcuni disertori dell’esercito persiano (per lo più greci arruolati con la forza) avevano dichiarato che i Medi erano così tanti da oscurare il sole con le loro frecce, gli spartani risposero che almeno avrebbero combattuto all’ombra. Passati questi cinque giorni, visto che non mostrarono intenzione di ritirarsi, Serse inviò le proprie truppe nel passo, ma ogni ondata fu respinta. I persiani attaccavano con frecce e corte lance e non riuscivano a rompere le formazioni degli opliti greci armati, come detto, di lunghe lance. La prima ondata ad arrivare sui greci fu quella dei medi comandata da Tigranes, che assaltarono con entusiasmo ma furono respinti con gravi perdite. La seconda ondata fu dei soldati provenienti da Susa equipaggiati con un grande scudo ma anche loro fallirono. Tentarono anche di aggirare il nemico dal lato della costa, ma molti caddero dalle scogliere. Il giorno successivo Serse schierò in campo le sue truppe d’èlite, i diecimila Immortali, comandati da Idarne che non ebbero maggior fortuna. I greci combattevano a turno concedendosi un po' di riposo da quel massacro, si accasciavano a terra sudati e sporchi di sangue per poi rialzarsi e tornare a combattere. Dopo, il secondo giorno di combattimenti, un greco dal nome Efialte (nei film americani i traditori sono sempre informi) disertò e tradì i greci informando Serse dell'esistenza di un nuovo percorso diverso per superare il passo delle Termopili. La strada era difesa dai focesi che erano stati distaccati su quel passo due giorni prima quando i greci vennero a conoscenza di questo passaggio alternativo, essi però non si aspettavano un attacco dei persiani. I focesi offrirono una debole resistenza prima di fuggire consentendo ai persiani di avanzare incontrastati. Leonida capì che ogni resistenza sarebbe stata inutile. L'11 agosto allontanò tutti tranne 300 spartani, assieme al contingente tespiano guidato da Demofilo che rimase per aiutare gli spartani nel tentativo suicida di ritardare l'avanzata dei persiani. Inoltre Leonida contava su un contigente di tebani, ma dopo alcuni combattimenti essi tradirono in favore dei persiani. Quando, i persiani chiesero di consegnare le armi, Leonida gridò che sarebbero dovuti venirle a prendere. Nonostante più di ventimila morti tra i persiani compresi due fratelli di Serse (Habrocomes e Hyperanthes), alla fine Leonida venne ucciso, per quattro volte il suo corpo fu catturato dai persiani e per quattro volte gli spartani lo recuperarono. Stremati i greci si rifugiarono sul colle che sovrastava le Termopili per proteggere il corpo del loro re caduto. Serse ordinò che fossero finiti con gli archi per non perdere altri uomini.
Oggi sul luogo della battaglia esiste un monumento, su di esso vi è riportata una frase attribuita a Simonide riportata da Erodoto: “O viandante, annuncia agli spartani che qui noi giacciamo per aver obbedito alle loro parole”.
Alcune annotazioni intuitive. Poca live action, molta computer graphic e sond digitalizzato d'effetto, tanto da potersi immaginare un battaglia alla play station.
Il messaggio è sempre lo stesso, oggi ancora più attuale: gli americani rinnovano l'invito, anche ludicamente, al popolo dei propri, titubanti partner europei ad allearsi e/o rafforzare l'alleanza contro il nemico comune per conbattere fino alla fine, come loro, con valore e sacrificio contro i detrattori della democrazia e della libertà in Iraq, Afghanistan e ovunque serva.

venerdì 9 marzo 2007

II. L'evoluzione ... femminile


A seguito delle nobili conquiste, la donna, oggi, dopo tante vicissitudini, ha preteso il suo giusto ruolo nella società maschilista, post-moderna, affermandosi nel mondo lavorativo con pari dignità e diritti (logico, dato il loro senso pratico delle cose). In termini biologici, invece, acclarato che l'apparato sessuale femminile ha lo scopo di procreare e i suoi fattori sessuali secondari servono ad attrarre un partner e ad allevare figli; la donna, forse involontariamente, si è posta in competizione con l’uomo, confondendo il ruolo che la natura gli ha imposto, col diritto positivo. Giusta la lotta per i diritti, in campo lavorativo, ingiusta e fuorviante la rivendicazione paritaria, in natura, per le forti intrusioni nel ruolo predeterminato, per ognuno dei sessi. Ruolo che non ammette una parità in nessuna specie del regno animale, al quale apparteniamo. Il risultato? Pessimo! Visto che, l’altra metà del cielo, divenendo sempre più aggressiva e meno propensa alla costituzione e realizzazione di una famiglia, rivolge la sua attenzione, sempre più, a persone dello stesso sesso, o affronta viaggi di turismo sessuale, verso paesi “maschi”, contemplando la sera della vita, sempre più sola. L’uomo, a sua volta, spaventato da cotanta aggressività, si ritira, sempre più, dalle sue funzioni, prediligendo, anche lui, persone dello stesso sesso, o donne straniere, diverse dal quadro geografico occidentale e più propense alla formazione di una famiglia.
Lo scenario futuro, che si prospetta, vede una società post-moderna, fatta, da una parte, da matrimoni internazionali, interculturali e interreligiosi e una maggiore attenzione alle persone dello stesso sesso; dall’altra, la formazione di nuove agguerrite guerriere greche.
Amazzoni, si! Ma, senza mutilazione della mammella destra, però!

mercoledì 7 marzo 2007

Auguri donne!



Le origini della Giornata Internazionale della Donna, sono stranamente controverse. Anche i libri di storia forniscono versioni diverse: c’è chi dice che la Giornata delle Donne sia stata istituita dall’Assemblea dell’ONU per ricordare le 129 operaie, in gran parte italiane e di origini ebraiche, morte nell’incendio della Cotton di New York, (o di Chicago?) l’otto marzo del 1908. E chi scrive che fu istituita a Copenaghen, il 29 agosto del 1910, nel corso della conferenza Internazionale delle Donne Socialiste (tra l’altro la presunta sede è stata abbattuta in questi giorni), in ricordo del grande sciopero delle lavoratrici tessili di New York, al quale parteciparono 30 mila donne, l’otto marzo del 1848. Altre fonti affermano che fu Rosa Luxemburg (donna socialista polacca, di famiglia ebraica, in polemica con i riformisti dell’epoca, perché, in alternativa alla riforma sociale, auspicava la dittatura del proletariato, ma di classe e non di una piccola minoranza di dirigenti, in nome della classe) a proclamare la Giornata Internazionale di Lotta. In ogni caso, questa Giornata non è una festa. È una giornata di lotta, di riflessione, di provocazione. Mi è sempre dispiaciuto vedere distrutti tanti alberi di mimosa e non ho mai capito il motivo per il quale bisogna comprare o regalare il mazzetto giallo, per ricordare agli "Uomini di Potere", i problemi delle donne. Basterebbe questo singolo dato per dimostrare, da solo, che l’Otto Marzo non è una festa. Non capisco, neanche, perché molte donne colgono questo giorno, come se fosse un carnevale, per liberare le aggressività accumulate a casa: col marito, coi figli, al lavoro: coi colleghi, col datore e si “perdono”, nella serata dell’Otto Marzo, in squallide uscite aventi per tema: dozzinali banchetti e spettacoli di spogliarello maschile. E, pensare che, soltanto poco tempo fa, da un rapporto di Amnesty International, abbiamo saputo che un miliardo di donne nel mondo vengono ogni anno picchiate, stuprate, mutilate, assassinate da fidanzati, mariti, amici, familiari.
L'Otto Marzo è una festa? Meditiamo sul dato e, comunque, auguri a tutte!

lunedì 5 marzo 2007

I. L'evoluzione ... femminile




Donna deriva dal latino domna, forma sincopata di domina, cioè padrona. Fino alla fine del Duecento il termine utilizzato per dire "donna" era "femmina"; ma, poi, in Toscana prese piede l'uso di "donna", e da lì questa parola si diffuse in tutta Italia. Le donne sono state spesso discriminate in molte culture del mondo che riconoscevano loro capacità e ruoli limitati alla procreazione e alla cura della prole e della famiglia.
In un primo momento nelle civiltà mesopotamiche (Egitto, Persia, Assiria, Babilonia), la donna aveva una posizione molto elevata all'interno della società. In questi luoghi è stato presente anche il matriarcato; poi, con l'ascesa delle monarchie militari, persero di prestigio e si iniziarono a formare i ginecei, dai quali le donne non potevano uscire e dove non potevano vedere nessun uomo ad eccezione degli eunuchi e del proprio marito.
Nella Grecia antica, la donna ricca era tenuta in casa, mentre le donne povere erano costrette a lavorare e quindi, contraddittoriamente, avevano una certa libertà. Le donne non avevano diritti politici, non potevano, quindi, votare o essere elette membri dell'assemblea, durante l'età delle Poleis e non erano oggetto di legislazione giuridica. Una donna non era colpevole, ad esempio, del reato di adulterio, a differenza dell'uomo, perché ritenuta "oggetto del reato". La vita domestica era ben diversa da quella di oggi. La donna passava molto tempo a contatto con la madre del marito, nel gineceo, quindi quest'ultima aveva un ruolo primario sulla sua educazione. In Grecia esistevano, inoltre, le mogli che si dedicavano esclusivamente all'educazione dei figli legittimi, le concubine che avevano rapporti sessuali stabili con l'uomo e la compagna, per il piacere. Vi erano le prostitute che svolgeva il loro esercizio nelle strade o nelle case di tolleranza. Occupavano l'ultimo "gradino" nella scala sociale.
Nella Roma antica, invece, la donna fu considerata quasi pari all'uomo, ad esempio, entrambi i genitori avevano pari obblighi nei confronti dei figli e la donna poteva accompagnare il marito ad una festa, a patto che mangiasse seduta e non sdraiata come era norma per gli uomini. Non mancarono, tuttavia, le limitazioni poste dal diritto romano alla capacità giuridica delle donne: esse non avevano il ius suffragii e il ius honorum, ciò che impediva loro di accedere alle magistrature pubbliche. Nel campo del diritto privato era, inoltre, negata alle donne la patria potestas, prerogativa esclusiva del pater familias, e conseguentemente la capacità di adottare figli.
Il Cristianesimo, successivamente, impose la sottomissione della donna all'uomo, ma la considerò importante in quanto doveva crescere spiritualmente i figli. Con l'arrivo dei barbari Franchi e Longobardi in Italia, la condizione della donna peggiorò. Essa fu, infatti, un oggetto nelle mani del padre, finché questi non decideva di venderla ad un uomo. Tuttavia, dopo l’anno Mille, con l'avvento del “dolce stil novo”, la donna viene “angelicata” e considerata un tramite tra Dio e l'uomo (Beatrice, docet!). Durante l'inquisizione alcune donne vennero ritenute rappresentanti del Diavolo sulla Terra (le cosiddette streghe), capaci di trarre in inganno l'uomo spingendolo al peccato in qualsiasi modo.
Divenendo, una delle più belle affermazioni della letteratura moderna che si lega, in qualche modo, alla letteratura “angelicata” de dolce stil novo, è forse quella di Domenique Lapierre, ne La città della gioia: «Le donne sono l'altra metà del cielo». Muovendo da questa affermazione, le donne, dei giorni nostri, con le manifestazioni femministe, hanno reclamato ed ottenuto un progressivo cambiamento verso la parità dei sessi. Il primo traguardo importante è stato il conseguimento del diritto di voto per il quale si batterono le suffragette. In seguito ai conflitti mondiali, le donne, che avevano rimpiazzato, i molti uomini mandati al fronte, sul lavoro, ottennero maggiori ruoli in società e possibilità lavorative fuori dalla famiglia. Altri traguardi recenti e importanti sono stati: la possibilità del divorzio, la legalizzazione dell'aborto e l'indipendenza economica.

Segue...

martedì 13 febbraio 2007

San Valentino - il punto



Valentino da Interamna (Interamna Nahartium, attualeTerni), fu vescovo e martire cristiano. È venerato come santo dalla Chiesa cattolica e successivamente dalla Chiesa evangelica: è considerato il patrono dell'amore universale e della città di Terni. Le sue reliquie, le uniche e autentiche riconosciute dal Vaticano, possono essere individuate in due regioni Italiane, in Sardegna presso la chiesa di Ozieri e in Umbria, suo paese d'origine e presso la Basilica di Terni.
Fu convertito al cristianesimo ed ordinato vescovo da San Feliciano di Foligno nel 197. Conosciuto e festeggiato in tutto il mondo, San Valentino patì il martirio anche per aver unito in matrimonio, primo nella storia, una giovane cristiana, Serapia, gravemente malata, e il centurione romano Sabino; l'unione era ostacolata dai genitori di lei ma, chiamato dal centurione al capezzale della giovane morente, Valentino battezzò dapprima il giovane soldato e quindi lo unì in matrimonio alla sua amata, prima che entrambi cadessero in un sonno profondo.
Valentino si trovava a Roma nell'anno 270 per predicare il Vangelo e convertire i pagani. Invitato dall'imperatore Claudio II il gotico a sospendere il rito della benedizione degli sposi e a convertirsi al paganesimo, rifiutò di abiurare la propria fede tentando anzi di convertire l'imperatore al cristianesimo. L'imperatore ebbe rispetto di Valentino e lo graziò affidandolo, in una sorta di residenza coatta, ad una nobile famiglia. Una leggenda narra che Valentino, "affidato" avrebbe compiuto il miracolo di ridare la vista alla figlia cieca del suo carceriere, Asterius: Valentino, teneramente legato alla giovane, la salutò con un messaggio d'addio che si chiudeva con le parole: dal vostro Valentino ....
Valentino venne arrestato una seconda volta sotto Aureliano, succeduto a Claudio II il Gotico. L'impero proseguiva nelle sue persecuzioni verso i cristiani e i vertici della Chiesa di Roma e, poiché la popolarità di Valentino stava crescendo, i soldati romani lo catturarono e lo portarono fuori città lungo la via Flaminia per flagellarlo, temendo che la popolazione potesse insorgere in sua difesa. Questo secondo arresto gli fu fatale: morì decapitato nel 270 o forse nel 273 (la data non è certa). Le sue spoglie furono sepolte sulla collina di Terni dove sorge la basilica in cui sono attualmente custodite, racchiuse in una teca; accanto, una statua d'argento reca la scritta: San Valentino patrono dell'amore. La figura di Valentino come santo patrono degli innamorati viene tuttavia messa in discussione da taluni che preferiscono ricondurla a quella di un altro sacerdote romano, anch'egli decapitato pressappoco negli stessi anni.
La festa di San Valentino venne istituita un paio di secoli dopo la morte di Valentino, nel 496, quando Papa Gelasio I decise di contrapporre alla festività pagana della fertilità (i lupercalia dedicati al dio Luperco) sostituendola con una ispirata al messaggio d'amore diffuso dall'opera di San Valentino. Ricorre annualmente, il 14 febbraio.
E, allora, Champagne e coccole, nella magica notte dedicata agli innamorati.

lunedì 22 gennaio 2007

Elogio del sigaro


Condivido la "passione" e non certo il vizio del fumo, nel rispetto assoluto degli altri.

Il piacere che procura un buon Toscano, dopo un pranzo luculliano, è indescrivibile. Ma, non solo, il piacere è determinato, anche, dal momento, dal luogo e dalla compagnia con cui si condivide la passione, senza rinunciare, peraltro, alla gestualità che accompagna il momento. Azzarderei che il piacere aumenta man, mano che gli ... anta avanzano. Difatti, anni fa avevo provato a fumarlo; ma, avevo rinunciato, oggi con grande consapevolezza lo fumo e ne traggo un piacere infinito.
Naturalmente, come ogni passione, bisogna coltivarla e alimentarla, scoprendone giorno dopo giorno i suoi segreti. Tra i segreti scoperti, parlandone con gli altri o da solo, in contemplazione, durante il "rito", vi è quello che permette di evitare fastidiose riaccensioni o lunghe inspirazioni, con il massimo sforzo e il minimo apporto di piacere, curarando la questione ab origine. Difatti, il tabaccaio dovrebbe conservare le scatole di sigari controllate nella temperatura e nell' umidità. Questo, purtroppo, non accade quasi mai. Pertanto, è auspicabile conservarli, dopo l'acquisto, almeno in scatole di legno inodori; evitando luoghi particolarmente umidi, come cantine o cucine, che rendono molli, al tatto, i sigari, col rischio che s'impregnino, anche, di odori incontrollati, come salami, prosciutti, formaggi, ecc...; o luoghi troppo asciutti che ne seccherebbero l'involucro, rendendo il sigaro fragilissimo e, quindi, soggetto a facili rotture. L'esame obiettivo al sigaro, quindi, è sempre consigliabile per accertarne l'elasticità, alla pressione manuale, esercitata tra l'indice e il pollice. Anche l'accensione ha una sua importanza e la migliore, al di là della praticità, è data dai fiammiferi di legno; ma, dopo che hanno evaporato lo zolfo dell'accensione. Avviata la combustione, se il tiraggio è buono ed abbiamo fatto una buona accensione, il sigaro si consumerà lentamente e presenterà il bulbo del fuoco a cono. Mentre, se l'accensione non è avvenuta a regola d'arte, il bulbo del fuoco si presenterà a imbuto rovesciato. A questo punto bisogna intervenire subito correggendo l'accensione. Ancora, se la cattiva combustione rimane ci dobbiamo rassegnare, forse, ad una sigaro con punte troppe strette, rottura della fascia, foro sulla fascia, scollatura, ecc... Se proprio si deve procedere alla riaccensione del sigaro bisogna farlo subito, finché è caldo per evitare che, poi, prenda un gusto amaro e sgradevole. Tagliare il sigaro a metà, fumandone solo una parte, è una prassi che sottende alcuni accorgimenti, quali: munirsi di un taglierino tagliente, procedere a inumidire con la saliva, il vino , il cognac, il rhum la parte da tagliare, in modo da renderlo meno fragile al taglio.
In presenza di cattivo tiraggio bisogna cercare di porvi rimedio, soprattutto se si tratta di ripieno troppo pressato o la punta del sigaro troppo piccola. Nel caso della punta troppo piccola, si può provare a tagliarne una parte (max 1 cm), oppure si può provare a forare con un ago la strozzatura e cercare di riottenere un buon tiraggio.

E allora? Evviva le passioni più o meno sane e, buona fumata a tutti!