lunedì 2 luglio 2007

L'Italia di un ingenuo sognatore








E' diventato uno sport nazionale, preferito dalla maggior parte degli italiani, criticare la politica, in genere, e i suoi costi. Bene! D'accordo! Provo, però, a seguito di un "sogno", anzichè criticare e votare sempre alla stessa maniera, a stilare una sorta di...decalogo su come ho sognato l'Italia e come vorrei la politica nazionale e quella locale.
1. Giustizia: conversione degli "Istituti di pena" in "Istituti per la riabilitazione sociale", orientando gli "ospiti", secondo le proprie inclinazioni, al lavoro, sia esso manuale, intellettuale, artistico, professionale. Via l'ergastolo! Pena massima 20 anni da scontare tutta negli istituti per la riabilitazione. Per reati minori la pena deve essere sociale, attraverso lavori socialmente utili ed educativi, quale: pulire la strade, vigilare e ripulire i boschi, aiutare i poveri, gli anziani, ecc...
2. Istruzione e ricerca: inserire, oltre le materie basi, sin dalle elementari, prima sotto forma di gioco, poi in modo scientifico, l'insegnamento di materie, come: Costituzione italiana, educazione stradale, educazione sessuale, educazione civica. Lo sport, a carico delle istituzioni, deve essere prerogativa di tutti i ragazzi, fino a 16 anni (da una spesa iniziale maggiore per lo Stato ad un beneficio ancora migliore per le persone, chiuse in appartamenti-prigioni e per il S.S.N.). Le scuole superiori devono avere il biennio uguale e formativo per tutti, dopo si segue l'indirizzo prescelto e le proprie inclinazioni. La ricerca deve essere incoraggiata su tutti i fronti senza limiti. L'Italia deve tornare a primeggiare nelle cose che sa fare meglio e non andare sempre a rimorchio (un pò di orgoglio nazionale, perbacco!).
3. Interni e difesa: un unico ministero, denominato degli interni, che abbia al suo seno un Dipartimento per la difesa nazionale, da attivare solamente in caso di violazioni dei confini nazionali. Le missioni all'estero, di compentenza del Dipartimento, devono essere esclusivamente di pace, come recita la nostra Costituzione. Agli interni devono essere riunite le tre forze di polizia nazionali, fermo restando le specifiche di ogni Corpo (a limite anche il colore della divisa). A livello locale la municipalità deve essere organizzata con una polizia locale che funge, in caso di necessità, anche da guardia nazionale e protezione civile alle dipendenze degli interni.
4. Lavoro: il lavoro, come dice la Costituzione, deve essere incoraggiato e tutelato sotto ogni forma, la flessibilità deve avere il solo scopo di accrescere e migliorare la propria personalità, non quello di precarizzare o sfruttare il lavoratore. Non si entra nel mondo del lavoro se non prima di aver raggiunto un livello di cultura da scuola superiore (almeno il diploma). La cultura rende liberi.
5. Comunicazioni ed energia: tutte le vie, le reti, i canali di comunicazione e qualsiasi forma di sfruttamento energetico devono essere di proprietà statale. Lo Stato rilascia concessioni per lo sfruttamento e l'esercizio delle stesse.
6. Agricoltura e industria: sfruttamento sostenibile del suolo attraverso una agricoltura biologica e di qualità, l'industria deve riconvertirsi per l'80% (basta frigoriferi, televisori e diavolerie varie da sostituire ogni due anni, perché obsoleti) e puntare sull' alta qualità dei prodotti, realizzati senza nessun tipo di inquinamento o sfruttamento del suolo, sottosuolo, cielo e mare. La geografia italiana ci informa che il nostro è un Paese a vocazione agricola (ergo, agricoltura e allevamenti di qualità), turistica (8000 km di costa, docet!) e con l'80% dei beni culturali ed architettonici mondiali a disposizione. Finiamola con le cazzate della potenza industriale e un sonoro "NO" agli industriali e finanzieri senza etica e morale di questo Paese).
7. Economia: la socializzazione dei mezzi di produzione è fallita, il capitalismo becero è fallito, il capitalismo dal volto umano, predicato anche da Giovanni Paolo II, non è mai decollato. Vedo, come unica strada percorribile, l'azionariato d'impresa, realizzato esclusivamente tra imprenditori seri (via le leggi che generano i furbetti del quartierino. Ricucci è solo un martire rispetto a tutti gli altri), quadri, impiegati e operai, affinché l'interesse di uno sia l'interesse di tutti. La moneta deve essere di proprietà del popolo (v. link Giacinto Auriti), sulle banconote non può esserci il simbolo della BCE e nessuna firma e la BCE non può stampare i soldi e prestarli al Governo al valore nominale senza garantire nulla in cambio (es. l'oro). La moneta deve essere uno strumento di misura di beni e servizi prodotti dal Paese, deve essere emessa dalla B.I., per conto della BCE, senza indebitarci, perché è di proprietà nostra e deve essere firmata dal Capo dello Stato che ci rappresenta.
Liberiamoci da tutte le leggi e le regole dell'economia così come sono oggi. Sono rappresentate molto bene da una frase del banchiere Jacob Rothschild: "Pochissimi capiranno il sistema e quelli che lo capiranno saranno occupati a far soldi. Il pubblico, probabilmente, non capirà che è contro il suo interesse".



martedì 10 aprile 2007

Gli U.S.A. e le Termopili



Ho visto il film e, a parte qualche annotazione finale, preferisco riportare la storia della battaglia delle Termopili che ebbe luogo nel 480 a.C. tra una alleanza di città-stato greche e i persiani.
Serse I, re della Persia per anni si era preparato per riprendere la guerra contro la Grecia iniziata da suo padre Dario I. Nel 484 a.C. l'esercito e le navi di Serse arrivarono in Asia Minore, costruirono un ponte di barche sull'Ellesponto presso Abydos, attraversandolo. Le polis greche riuscirono ad accordarsi per affrontare il pericolo e formarono una alleanza guidata da Sparta, comandata dal re Leonida, e si prepararono a bloccare l'avanzata dell'esercito persiano nel nord della Grecia nello stretto passo delle Termopili. Il passo è fiancheggiato da un lato da montagne scoscese dall'altro dal mare ed era quindi adatto alla difesa.
All'iniziale distaccamento spartano di Leonida e dalla sua guardia del corpo composta di 300 opliti (soldati equipaggiati con armi pesanti: scudo di bronzo, spada corta in ferro e lancia lunga), 2.800 peloponnesiaci e circa 900 iloti, si aggiunsero i rinforzi provenienti da altre città tra i quali 700 da Tespia, 400 da Tebe, 1.000 focesi e inoltre da Tegea, Mantinea, Orcomeno, Corinto, Fliunte, Micene e dalle altre città dell’Arcadia e della Beozia per un totale di 3900 opliti seguiti dai rispettivi scudieri che fungevano da fanteria leggera. Ai soldati fu detto che loro erano solo l'avanguardia dell'esercito greco che si sarebbe unito a loro al più presto. Le forze greche, per un totale di soli settemila uomini, inizarono la battaglia nell'agosto del 480 a.C., Leonida mirava a tenere il passo il più possibile per dare modo al resto delle città greche di radunare le loro truppe e navi. Serse non credeva che una forza così piccola sarebbe stata in grado di opporglisi, e diede ai greci cinque giorni per ritirarsi. Allo stesso momento anche la sua flotta non riusciva ad avanzare bloccata dalle veloci navi ateniesi al cui comando si trovava Temistocle. Quando alcuni disertori dell’esercito persiano (per lo più greci arruolati con la forza) avevano dichiarato che i Medi erano così tanti da oscurare il sole con le loro frecce, gli spartani risposero che almeno avrebbero combattuto all’ombra. Passati questi cinque giorni, visto che non mostrarono intenzione di ritirarsi, Serse inviò le proprie truppe nel passo, ma ogni ondata fu respinta. I persiani attaccavano con frecce e corte lance e non riuscivano a rompere le formazioni degli opliti greci armati, come detto, di lunghe lance. La prima ondata ad arrivare sui greci fu quella dei medi comandata da Tigranes, che assaltarono con entusiasmo ma furono respinti con gravi perdite. La seconda ondata fu dei soldati provenienti da Susa equipaggiati con un grande scudo ma anche loro fallirono. Tentarono anche di aggirare il nemico dal lato della costa, ma molti caddero dalle scogliere. Il giorno successivo Serse schierò in campo le sue truppe d’èlite, i diecimila Immortali, comandati da Idarne che non ebbero maggior fortuna. I greci combattevano a turno concedendosi un po' di riposo da quel massacro, si accasciavano a terra sudati e sporchi di sangue per poi rialzarsi e tornare a combattere. Dopo, il secondo giorno di combattimenti, un greco dal nome Efialte (nei film americani i traditori sono sempre informi) disertò e tradì i greci informando Serse dell'esistenza di un nuovo percorso diverso per superare il passo delle Termopili. La strada era difesa dai focesi che erano stati distaccati su quel passo due giorni prima quando i greci vennero a conoscenza di questo passaggio alternativo, essi però non si aspettavano un attacco dei persiani. I focesi offrirono una debole resistenza prima di fuggire consentendo ai persiani di avanzare incontrastati. Leonida capì che ogni resistenza sarebbe stata inutile. L'11 agosto allontanò tutti tranne 300 spartani, assieme al contingente tespiano guidato da Demofilo che rimase per aiutare gli spartani nel tentativo suicida di ritardare l'avanzata dei persiani. Inoltre Leonida contava su un contigente di tebani, ma dopo alcuni combattimenti essi tradirono in favore dei persiani. Quando, i persiani chiesero di consegnare le armi, Leonida gridò che sarebbero dovuti venirle a prendere. Nonostante più di ventimila morti tra i persiani compresi due fratelli di Serse (Habrocomes e Hyperanthes), alla fine Leonida venne ucciso, per quattro volte il suo corpo fu catturato dai persiani e per quattro volte gli spartani lo recuperarono. Stremati i greci si rifugiarono sul colle che sovrastava le Termopili per proteggere il corpo del loro re caduto. Serse ordinò che fossero finiti con gli archi per non perdere altri uomini.
Oggi sul luogo della battaglia esiste un monumento, su di esso vi è riportata una frase attribuita a Simonide riportata da Erodoto: “O viandante, annuncia agli spartani che qui noi giacciamo per aver obbedito alle loro parole”.
Alcune annotazioni intuitive. Poca live action, molta computer graphic e sond digitalizzato d'effetto, tanto da potersi immaginare un battaglia alla play station.
Il messaggio è sempre lo stesso, oggi ancora più attuale: gli americani rinnovano l'invito, anche ludicamente, al popolo dei propri, titubanti partner europei ad allearsi e/o rafforzare l'alleanza contro il nemico comune per conbattere fino alla fine, come loro, con valore e sacrificio contro i detrattori della democrazia e della libertà in Iraq, Afghanistan e ovunque serva.

sabato 7 aprile 2007

E' Pasqua!


La domenica della Pasqua cristiana è mobile, viene fissata di anno in anno nella domenica successiva al primo plenilunio successivo all' Equinozio di Primavera, il 21 marzo, dal IV secolo. Nei secoli precedenti potevano esistere diversi usi locali sulla data da seguire, tutti comunque legati al calcolo della Pasqua ebraica. In particolare alcune chiese dell'Asia seguivano la tradizione di celebrare la pasqua nello stesso giorno degli ebrei, senza tenere conto della domenica, e furono pertanto detti quartodecimani. Ciò diede luogo ad una disputa, detta controversia quartodecimana, fra la chiesa di Roma e le chiese asiatiche.
La chiesa cattolica sceglie la data della Pasqua (in base al Calendario gregoriano, introdotto da Papa XIII, il 1582) tra il 22 marzo ed il 25 aprile. Infatti, se il 21 marzo c’è luna piena ed è sabato, sarà Pasqua il giorno dopo, il 22 marzo; se invece è domenica, il giorno di Pasqua sarà la domenica successiva, il 28 marzo. Invece, se il plenilunio avviene il 20 marzo, quello successivo si verificherà il 18 aprile, e se questo giorno fosse per caso una domenica occorrerebbe aspettare la domenica successiva, cioè il 25 aprile.
La chiesa ortodossa, invece, segue il calendario giuliano, promosso da Giulio Cesare, nel 46 a. C., e basato sul ciclo delle stagioni, quindi la data della pasqua può variare dal 4 aprile all’ 8 maggio e la differenza con la Pasqua cattolica è di 13 giorni.
La Pasqua è preceduta da un periodo preparatorio di astinenza e digiuno, della durata di quaranta giorni, chiamato Quaresima che inizia il Mercoledì delle ceneri; l'ultima settimana del tempo di quaresima é detto Settimana santa, periodo ricco di celebrazioni e dedicato al silenzio ed alla contemplazione. Comincia con la Domenica delle Palme che ricorda l'ingresso di Gesù in Gerusalemme; qui fu accolto trionfalmente dalla folla che agitava in segno di saluto delle foglie di palme. Per questo motivo nelle chiese cattoliche, durante questa domenica, vengono distribuiti ai fedeli dei rametti di olivo benedetto (segno della passione di Cristo).
Gli ultimi giorni della Settimana Santa segnano la fine del tempo di Quaresima e l'inizio del Triduo Pasquale. La Messa del giovedì mattina è la Messa del Crisma, in cui il Vescovo consacra gli olii santi (Crisma, Olio dei catecumeni) ed Olio degli infermi), degli olii che serviranno durante tutto il corso dell'anno rispettivamente per celebrare le cresime e i battesimi, ordinare i sacerdoti e celebrare il sacramento dell'Unzione degli infermi. L'Ora Nona del Giovedì Santo conclude il tempo di Quaresima ed il Triduo Pasquale inizia la sera del giovedì, con la Messa in Coena Domini; questa fa memoriale dell'Ultima Cena consumata da Gesù nella sua vita terrena, nella quale furono istituiti l'Eucarestia e il ministero sacerdotale e fu consegnato ai discepoli il Comandamento dell'Amore. Durante questa Santa Messa si svolge la tradizionale lavanda dei piedi e vengono 'legate' le campane (le campane non possono suonare dal Gloria della messa del giovedì sera al Gloria della Veglia di Pasqua). In questo giorno è inoltre tradizione, non certificata dalla dottrina, compiere il suggestivo giro delle sette chiese, andando ad adorare i sepolcri allestiti in sette chiese vicine. Il venerdì santo non si celebra l'Eucarestia: la liturgia è incentrata sull'adorazione della Croce e la Via Crucis. Il sabato santo, unico giorno dell'anno in cui non si amministra la Comunione salvo come viatico, è incentrato sull'attesa della solenne Veglia di Pasqua che si celebra fra il tramonto del sabato e l'alba del Nuovo Giorno. Inoltre il Sabato Santo è l'unico giorno dell'anno senza alcuna liturgia, ed è perciò detto "aliturgico". Non soltanto non può essere somministrata la Comunione, ma non si celebra nemmeno la Messa e, di solito, nelle chiese i tabernacoli sono spalancati e privi del Santissimo. Che viene conservato in sacrestia. Gli altari sono spogli, senza fiori e paramenti e un senso di lutto pervade tutta l'area del tempio.
La Pasqua cristiana è in stretta relazione con quella ebraica, in cui si celebra la liberazione degli Ebrei dall'Egitto ad opera di Mosè. La parola Pasqua infatti significa passaggio: Pesach appare nella Torah (Antico testamento). Dio annuncia al popolo di Israele, schiavo in Egitto, che lui lo libererà e ordina al popolo d’Israele di marcare gli stipiti delle loro porte con sangue d’agnello. Per gli Ebrei è il passaggio dalla schiavitù alla libertà mentre per i cristiani dalla morte fisica e spirituale alla nuova Vita Eterna. I due principali comandamenti legati alla festa di Pesach sono: cibarsi di matzah (pane non lievitato) e la proibizione di nutrirsi di qualsiasi cibo contentente lievito durante l'intero periodo della festività. In epoca antica ve ne era un terzo: l'offerta dell'agnello nella sera del giorno 14 del mese ebraico di Nissan ed il cibarsi quella stessa notte del sacrificio di Pesach. I comandamenti sono stati trasformati in una cena particolare chiamata seder celebrata nelle prime due sere della festa, in Israele solo il primo giorno.

lunedì 19 marzo 2007

Sogno e realtà


Dopo una scarpinata con i miei cari e vecchi scarponi, mi ero seduto sulla cima di un colle e rimiravo il panorama, davanti e sottostante. Bellissimo! Verdi colline, in lontananza, montagne a tinte ipsometriche chiaro-scuro e cappello bianco. Sotto, un fiume di acque impetuose, combatteva la sua battaglia, attraverso vortici, mulinelli, deviazioni repentine, ma senza mai uscire dal suo greto, protetto dalle sponde. Vicino a me, seduta, una donna angelica. Subito ho pensato di essere nell’al di là e di essere stato preso per mano, dall’angelica fanciulla, per essere accompagnato e introdotto al cospetto del Divino, nel mondo immateriale. Intanto, io dall’alto vedevo me stesso e Beatrice, ascoltavo i nostri dialoghi, ero divertito! Le parole erano chiare: sei pronto? Il grande evento ti attende. Ti dirò una cosa importante, presta molta attenzione. Intanto, una musica soave riecheggiava nella vallata. Certo…, ma cosa dobbiamo fare? Dove si va? Fremevo, dall’alto osservavo me stesso in trepidazione e piacevole attesa. Poi, ad un tratto, un forte rumore, tutto svanì, mi svegliai dalla “pennichella” pomeridiana, indispettito dall’aspirapolvere, guidato con destrezza dalla padrona di casa. Mia moglie mi stava invitando, già da un po’, a lasciare la “postazione”. Mi resi conto che era un sogno! Mi stropicciai gli occhi, mi riassettai, mi alzai e mi sistemai per tornare a lavoro. Ma che sogno! dentro, fuori dal sogno, cosciente di dormire mentre parlavo e sognavo paesaggi meravigliosi.
Credo proprio che sognare, anche ad occhi aperti, sia uno dei misteri della vita che ci aiuti a portare avanti la nostra esistenza verso l’esito predestinato.

venerdì 9 marzo 2007

II. L'evoluzione ... femminile


A seguito delle nobili conquiste, la donna, oggi, dopo tante vicissitudini, ha preteso il suo giusto ruolo nella società maschilista, post-moderna, affermandosi nel mondo lavorativo con pari dignità e diritti (logico, dato il loro senso pratico delle cose). In termini biologici, invece, acclarato che l'apparato sessuale femminile ha lo scopo di procreare e i suoi fattori sessuali secondari servono ad attrarre un partner e ad allevare figli; la donna, forse involontariamente, si è posta in competizione con l’uomo, confondendo il ruolo che la natura gli ha imposto, col diritto positivo. Giusta la lotta per i diritti, in campo lavorativo, ingiusta e fuorviante la rivendicazione paritaria, in natura, per le forti intrusioni nel ruolo predeterminato, per ognuno dei sessi. Ruolo che non ammette una parità in nessuna specie del regno animale, al quale apparteniamo. Il risultato? Pessimo! Visto che, l’altra metà del cielo, divenendo sempre più aggressiva e meno propensa alla costituzione e realizzazione di una famiglia, rivolge la sua attenzione, sempre più, a persone dello stesso sesso, o affronta viaggi di turismo sessuale, verso paesi “maschi”, contemplando la sera della vita, sempre più sola. L’uomo, a sua volta, spaventato da cotanta aggressività, si ritira, sempre più, dalle sue funzioni, prediligendo, anche lui, persone dello stesso sesso, o donne straniere, diverse dal quadro geografico occidentale e più propense alla formazione di una famiglia.
Lo scenario futuro, che si prospetta, vede una società post-moderna, fatta, da una parte, da matrimoni internazionali, interculturali e interreligiosi e una maggiore attenzione alle persone dello stesso sesso; dall’altra, la formazione di nuove agguerrite guerriere greche.
Amazzoni, si! Ma, senza mutilazione della mammella destra, però!

mercoledì 7 marzo 2007

Auguri donne!



Le origini della Giornata Internazionale della Donna, sono stranamente controverse. Anche i libri di storia forniscono versioni diverse: c’è chi dice che la Giornata delle Donne sia stata istituita dall’Assemblea dell’ONU per ricordare le 129 operaie, in gran parte italiane e di origini ebraiche, morte nell’incendio della Cotton di New York, (o di Chicago?) l’otto marzo del 1908. E chi scrive che fu istituita a Copenaghen, il 29 agosto del 1910, nel corso della conferenza Internazionale delle Donne Socialiste (tra l’altro la presunta sede è stata abbattuta in questi giorni), in ricordo del grande sciopero delle lavoratrici tessili di New York, al quale parteciparono 30 mila donne, l’otto marzo del 1848. Altre fonti affermano che fu Rosa Luxemburg (donna socialista polacca, di famiglia ebraica, in polemica con i riformisti dell’epoca, perché, in alternativa alla riforma sociale, auspicava la dittatura del proletariato, ma di classe e non di una piccola minoranza di dirigenti, in nome della classe) a proclamare la Giornata Internazionale di Lotta. In ogni caso, questa Giornata non è una festa. È una giornata di lotta, di riflessione, di provocazione. Mi è sempre dispiaciuto vedere distrutti tanti alberi di mimosa e non ho mai capito il motivo per il quale bisogna comprare o regalare il mazzetto giallo, per ricordare agli "Uomini di Potere", i problemi delle donne. Basterebbe questo singolo dato per dimostrare, da solo, che l’Otto Marzo non è una festa. Non capisco, neanche, perché molte donne colgono questo giorno, come se fosse un carnevale, per liberare le aggressività accumulate a casa: col marito, coi figli, al lavoro: coi colleghi, col datore e si “perdono”, nella serata dell’Otto Marzo, in squallide uscite aventi per tema: dozzinali banchetti e spettacoli di spogliarello maschile. E, pensare che, soltanto poco tempo fa, da un rapporto di Amnesty International, abbiamo saputo che un miliardo di donne nel mondo vengono ogni anno picchiate, stuprate, mutilate, assassinate da fidanzati, mariti, amici, familiari.
L'Otto Marzo è una festa? Meditiamo sul dato e, comunque, auguri a tutte!

lunedì 5 marzo 2007

I. L'evoluzione ... femminile




Donna deriva dal latino domna, forma sincopata di domina, cioè padrona. Fino alla fine del Duecento il termine utilizzato per dire "donna" era "femmina"; ma, poi, in Toscana prese piede l'uso di "donna", e da lì questa parola si diffuse in tutta Italia. Le donne sono state spesso discriminate in molte culture del mondo che riconoscevano loro capacità e ruoli limitati alla procreazione e alla cura della prole e della famiglia.
In un primo momento nelle civiltà mesopotamiche (Egitto, Persia, Assiria, Babilonia), la donna aveva una posizione molto elevata all'interno della società. In questi luoghi è stato presente anche il matriarcato; poi, con l'ascesa delle monarchie militari, persero di prestigio e si iniziarono a formare i ginecei, dai quali le donne non potevano uscire e dove non potevano vedere nessun uomo ad eccezione degli eunuchi e del proprio marito.
Nella Grecia antica, la donna ricca era tenuta in casa, mentre le donne povere erano costrette a lavorare e quindi, contraddittoriamente, avevano una certa libertà. Le donne non avevano diritti politici, non potevano, quindi, votare o essere elette membri dell'assemblea, durante l'età delle Poleis e non erano oggetto di legislazione giuridica. Una donna non era colpevole, ad esempio, del reato di adulterio, a differenza dell'uomo, perché ritenuta "oggetto del reato". La vita domestica era ben diversa da quella di oggi. La donna passava molto tempo a contatto con la madre del marito, nel gineceo, quindi quest'ultima aveva un ruolo primario sulla sua educazione. In Grecia esistevano, inoltre, le mogli che si dedicavano esclusivamente all'educazione dei figli legittimi, le concubine che avevano rapporti sessuali stabili con l'uomo e la compagna, per il piacere. Vi erano le prostitute che svolgeva il loro esercizio nelle strade o nelle case di tolleranza. Occupavano l'ultimo "gradino" nella scala sociale.
Nella Roma antica, invece, la donna fu considerata quasi pari all'uomo, ad esempio, entrambi i genitori avevano pari obblighi nei confronti dei figli e la donna poteva accompagnare il marito ad una festa, a patto che mangiasse seduta e non sdraiata come era norma per gli uomini. Non mancarono, tuttavia, le limitazioni poste dal diritto romano alla capacità giuridica delle donne: esse non avevano il ius suffragii e il ius honorum, ciò che impediva loro di accedere alle magistrature pubbliche. Nel campo del diritto privato era, inoltre, negata alle donne la patria potestas, prerogativa esclusiva del pater familias, e conseguentemente la capacità di adottare figli.
Il Cristianesimo, successivamente, impose la sottomissione della donna all'uomo, ma la considerò importante in quanto doveva crescere spiritualmente i figli. Con l'arrivo dei barbari Franchi e Longobardi in Italia, la condizione della donna peggiorò. Essa fu, infatti, un oggetto nelle mani del padre, finché questi non decideva di venderla ad un uomo. Tuttavia, dopo l’anno Mille, con l'avvento del “dolce stil novo”, la donna viene “angelicata” e considerata un tramite tra Dio e l'uomo (Beatrice, docet!). Durante l'inquisizione alcune donne vennero ritenute rappresentanti del Diavolo sulla Terra (le cosiddette streghe), capaci di trarre in inganno l'uomo spingendolo al peccato in qualsiasi modo.
Divenendo, una delle più belle affermazioni della letteratura moderna che si lega, in qualche modo, alla letteratura “angelicata” de dolce stil novo, è forse quella di Domenique Lapierre, ne La città della gioia: «Le donne sono l'altra metà del cielo». Muovendo da questa affermazione, le donne, dei giorni nostri, con le manifestazioni femministe, hanno reclamato ed ottenuto un progressivo cambiamento verso la parità dei sessi. Il primo traguardo importante è stato il conseguimento del diritto di voto per il quale si batterono le suffragette. In seguito ai conflitti mondiali, le donne, che avevano rimpiazzato, i molti uomini mandati al fronte, sul lavoro, ottennero maggiori ruoli in società e possibilità lavorative fuori dalla famiglia. Altri traguardi recenti e importanti sono stati: la possibilità del divorzio, la legalizzazione dell'aborto e l'indipendenza economica.

Segue...