martedì 13 febbraio 2007

La dialettica


A ognuno di noi è capitato, almeno una volta, di questionare. Bene! Vediamo di riconoscerci in alcuni principi filosofici dettati, in materia, da Socrate a Schopenhauer. Innanzitutto, bisogna considerare ciò che è essenziale in una disputa. Sovente, accade che la persona con cui questioniamo presenti una tesi e la ritiene unica e immodificabile. Di fronte a questa situazione, noi dobbiamo semplicemente confutare la tesi esposta, a buona o cattiva ragione. Due sono le possibilità di confutazioni. I modi: a) ad rem, cioè mostrare che la tesi non concorda con la natura delle cose, con la verità oggettiva assoluta; b) ad hominem, cioè mostrare che la tesi non concorda con altre affermazioni o ammissioni dell'avversario; ovvero, con la verità soggettiva relativa. Le vie: a) confutazione diretta, quando si attacca, invece, la tesi nei suoi fondamenti, mostrando che non è vera, o mostrando che i fondamenti dell'affermazione sono falsi (nego majorem; minorem); oppure, ammettiamo i fondamenti, ma mostriamo che l'affermazione non ne consegue (nego consequentiam), cioè attacchiamo la conseguenza; b) confutazione indiretta, quando si attacca la tesi nelle sue conseguenze mostrando che non può essere vera. Per la confutazione indiretta si può ricorrere o all'apagoge (figura retorica che tende a giustificare le falsità di un'affermazione sottilineando l'assurdità delle conseguenze applicative), o all'istanza (premessa che smentisce un'altra). Con l'apagoge, quindi, noi assumiamo la tesi dell'avversario come vera: poi mostriamo che cosa ne consegue se, unita a qualche altra proposizione riconosciuta come vera, l'adoperassimo come premessa per un sillogismo da cui discende una conclusione palesemente falsa, in quanto contraddittoria della natura delle cose o delle altre affermazioni fatte dell'avversario. Infatti, da premesse vere possono conseguire solo proposizioni vere, mentre da premesse false non sempre conseguono conclusioni false. Mentre, l'istanza confuta la tesi generale mediante indicazione diretta di casi compresi nella sua enunciazione, per i quali però essa non vale. La tesi generale deve perciò essere falsa.

Da ultimo, ricordiamoci che in ogni disputa bisogna essere d'accordo almeno sulla base di partenza, cioè su cosa si prende come principio per giudicare la questione. Contra negatem principia non est disputandum. Non si disputi con uno che nega i principi di partenza e buona ... disputa!

2 commenti:

Sagitta ha detto...

Platone è il primo filosofo dell'antichità di cui ci siano rimaste tutte le opere;queste sono un vero atto di fedeltà all'insegnamento e alla persona di Socrate,tanto che Platone può essere considerato il suo erede.Il dialogo per Platone e il silenzio per Socrate hanno lo stesso fondamento,cioè entrambi sono convinti che la filosofia è un sapere aperto che ripropone continuamente i problemi e le sue soluzioni.Questa convinzione,che ha trattenuto Socrate dallo scrivere,ha spinto Platone ad adottare la forma del dialogo nei suoi scritti,perchè il dialogo era il solo mezzo per esprimere e comunicare con gli altri:"Solo il dialogo è il vero insegnamento".
Allora mi chiedo perchè oggi noi non siamo più in grado di DIALOGARE :in famiglia parliamo poco con il marito,con i figli,al lavoro non si parla con i colleghi.E pensare che quando si DIALOGA con qualcuno scopriamo spesso che le paure,le preoccupazioni che proviamo non sono solo nostre e ciò ci può anche recare sollievo.
Così anche per le gioie.
E comunque se in famiglia si DIALOGASSE di più si potrebbero evitare molte cose anche spiacevoli,soprattutto nel rapporto di coppia.
Non è necessario discutere ,è sempre bene però sforzarsi di parlare.
Buona chiaccharata a tutti!

Catullo ha detto...

Dialogo, che bella parola! Ma oggi siamo tutti così pieni di noi stessi, tanto da non essere più disponibili al dialogo.
La vita moderna, che ci ha vestiti di nuova cultura e di nuove tecnologie, ha reso meno sentiti e visibili i grandi valori, se vogliamo, anche un pò retorici, dell'esistenza umana, quali: l'amore, l'amicizia l'etica pubblica e la morale privata. Il risultato è sicuramente una vita frenetica e soppesata dal denaro a discapito dei valori testè citati.
Che fare? L'uomo è sempre lo stesso pieno di paure; ma, anche pieno di slancio verso gli altri. C'è solo un modo per recuperarli. Ma, questo dipende anche da noi. E allora, ripartiamo dalle piccole cose, es. il buongiorno agli altri, il resto verrà strada facendo